Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


venerdì, 16 maggio 2008
 

Conclusione delle lezioni - Esprimere l’inesprimibile 

 

 

In questo mondo virtuale, fatto di parole, immagini, suoni, tutti quanti cerchiamo di esprimere noi stessi. Le speranze e le paure, le gioie e le risate, le tristezze e le delusioni, un po’ tutto il nostro mondo individuale viene espresso qui.  Quel mondo fatto di emozioni che difficilmente si riescono a tradurre in linguaggio:  un sistema logico infatti  non può esprimere appieno un sistema illogico come quello della nostra anima. Eppure anche i medievali tentarono di fare lo stesso. Esprimere l’anima individuale e quella del mondo, l’essere divino e l’essere umano, attraversare “la valle oscura, ove la dritta via era smarrita” per arrivare a contemplare “L’Amor che move il sole e l’alte stelle”. Questo è forse l’insegnamento più forte che ci viene da quelle esperienze lontane. Solo se si guarda in faccia il male e lo si attraversa si può arrivare al bene. E questo male individuale, presente in ciascuno di noi accanto al bene, rappresenta una presenza costante, ma non vincente. Tutto dipende dalle nostre scelte. Il senso del peccato, fortissimo per i medievali e assente per noi, è anzitutto senso e assunzione di responsabilità. Cosa che per noi diventa sempre più difficile, quando i mezzi di comunicazione ci permettono di fare di tutto, coperti dall’anonimato e quando si sa che si rimmarà impuniti. Esprimere l’inesprimibile è quindi presa di coscienza dei tanti aspetti positivi e negativi presenti in ciascuno di noi. Questa presa di coscienza fu fortissima per i medievali, e torna ad essere esigenza anche per noi, che invochiamo sicurezza. Ma la sicurezza non dipende solo dagli altri, ma anche dalle nostre scelte quotidiane. Dipende da ciò che vogliamo esprimere di noi stessi. Se vogliamo esprimere male, il male ci ritornerà inesorabilmente addosso. Ma se invece vogliamo esprimere valori positivi di amore e solidarietà, questo ritroveremo alla fine.

 

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lunedì, 05 maggio 2008
 

Ottava e ultima lezione - Seconda parte

"Perchè la beatitudine altro non è che godere del Sommo Bene, e il Sommo Bene è sopra di noi; nulla può rendere felice se non ci si eleva sopra se stessi, non con il corpo ma con il cuore; e non possiamo elevarci se non attraverso una forza superiore che ci eleva. (San Bonaventura da Bagnoregio) "

Oggi si pensa  che l'individuo abbia in sé energie sufficienti per superarsi, per migliorare, per andare oltre. La psicologia, soprattutto quella junghiana, ma anche le religioni orientali ricercano appunto, attraverso l'analisi psicologica e la meditazione,  quelle energie bloccate che ciascuno ha in sé e che provocano disagi psichici di varia natura, per liberarle e dare una nuova vita all'individuo, più sana e più completa. Sembrerebbe quindi che il pensiero di S. Bonaventura sia di quelli che aspettano un aiuto dall'alto per poter risolvere i propri problemi interiori. Questo però vorrebbe dire non comprendere il pensiero del maestro francescano. Infatti l'azione di questa forza che egli chiama "grazia" viene sì da Dio, ma agisce nel cuore che si rende disponibile ad accoglierla. Per ottenere questa disponibilità occorre svuotarsi di se stessi, abbandonare schemi e  pregiudizi, aprire il cuore alla speranza. Niente di più difficile, soprattutto oggi, quando si è immersi in una sicietà dove assenza di valori comuni e disperazione individuale sono sempre più presenti. Quindi ciò che ci dice il maestro francescano è quanto mai attuale. Nessun di noi basta a se stesso, e a volte non tutti hanno quella forza d'animo sufficiente per superare il male di vivere, tanto presente nel nostro tempo. E' importante quindi recuperare quei valori di fede e di speranza e di solidarietà che ci possono aiutare a sentirci meno soli nelle nostre lotte quotidiane.

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