Conclusione delle lezioni - Esprimere l’inesprimibile
In questo mondo virtuale, fatto di parole, immagini, suoni, tutti quanti cerchiamo di esprimere noi stessi. Le speranze e le paure, le gioie e le risate, le tristezze e le delusioni, un po’ tutto il nostro mondo individuale viene espresso qui. Quel mondo fatto di emozioni che difficilmente si riescono a tradurre in linguaggio: un sistema logico infatti non può esprimere appieno un sistema illogico come quello della nostra anima. Eppure anche i medievali tentarono di fare lo stesso. Esprimere l’anima individuale e quella del mondo, l’essere divino e l’essere umano, attraversare “la valle oscura, ove la dritta via era smarrita” per arrivare a contemplare “L’Amor che move il sole e l’alte stelle”. Questo è forse l’insegnamento più forte che ci viene da quelle esperienze lontane. Solo se si guarda in faccia il male e lo si attraversa si può arrivare al bene. E questo male individuale, presente in ciascuno di noi accanto al bene, rappresenta una presenza costante, ma non vincente. Tutto dipende dalle nostre scelte. Il senso del peccato, fortissimo per i medievali e assente per noi, è anzitutto senso e assunzione di responsabilità. Cosa che per noi diventa sempre più difficile, quando i mezzi di comunicazione ci permettono di fare di tutto, coperti dall’anonimato e quando si sa che si rimmarà impuniti. Esprimere l’inesprimibile è quindi presa di coscienza dei tanti aspetti positivi e negativi presenti in ciascuno di noi. Questa presa di coscienza fu fortissima per i medievali, e torna ad essere esigenza anche per noi, che invochiamo sicurezza. Ma la sicurezza non dipende solo dagli altri, ma anche dalle nostre scelte quotidiane. Dipende da ciò che vogliamo esprimere di noi stessi. Se vogliamo esprimere male, il male ci ritornerà inesorabilmente addosso. Ma se invece vogliamo esprimere valori positivi di amore e solidarietà, questo ritroveremo alla fine.
