Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


sabato, 29 marzo 2008
 

Sesta lezione - "Prega e lavora...l'ozio è il padre dei vizi"....(dalla Regola di S. Benedetto da Norcia)

Parte II

Oggi spesso i mezzi di comunicazione, soprattutto le televisioni e la rete, ci indicano come modelli persone che si arricchiscono senza lavorare,per lo meno in apparenza.Per cui si trasmettono modelli che nelle persone più deboli possono diventare fuorvianti. In effetti "diventare famosi" sembra la via più breve della felicità e della ricchezza senza sforzo. Il grande individualismo poi e la società concorrenziale rendono i rapporti umani sempre più improntati al metodo della concorrenza, più che della collaborazione e della comunione. In effetti l'idea di S. Benedetto da Norcia fu invece la prima forma di unione europea, per lo meno sotto il profilo spirituale e culturale. La trasmissione della cultura antica e della musica, con la trascrizione dei classici e il canto gregoriano, sono quel patrimonio di fede, arte e umanesimo che anche oggi sta alla base della nostra cultura europea e italiana. La produzione artistica a livello di pittura, scultura e architettura costituisce ancor oggi un esempio di come il confronto culturale e spirituale tra mentalità e spiritualità diverse sia stato il motore della nostra Europa e l'ha fondata proprio nel periodo medievale, con il contributo decisivo del monachesimo. Un'idea antica quindi, per noi, uomini del Duemila.

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mercoledì, 26 marzo 2008
 

Sesta lezione - "Prega e lavora...l'ozio è il padre dei vizi"....(dalla Regola di S. Benedetto da Norcia)

I PARTE

Oggi il problema del lavoro sta diventando sempre più al centro della preoccupazione delle persone, soprattutto dei giovani, per i quali non esiste più un posto fisso, ma solo precariato. Oltre a questo c'è una sorta di schizofrenia sociale, perché ai lavoratori si richiede sempre più impegno, con turni e straordinari, e sempre meno sicurezza si offre, sia dal punto di vista del salario, ampiamento svalutato, sia della stabilità del posto di lavoro che della sicurezza. Si risparmia in pratica sulla pelle di chi deve in pratica eseguire i lavori, in nome della "razionalizzazione" delle risorse, che però non riguarda mai i dirigenti o i manager, chissà perché...Una storia che si ripete? No, una volta c'era più rispetto per le persone, e c'erano anche imprenditori che avevano a cuore la sorte degli operai. Oggi non è quasi più così, per molte ragioni, soprattutto per ragioni di business. Eppure S. Benedetto è il primo intellettuale (monaco) dell'Europa Occidentale a dare un'importanza tale al lavoro da metterlo nel cuore di una regola religiosa. L'uomo, secondo lui, e il monaco in particolare, non ha solo il compito di pregare, ma anche di contribuire alla trasformazione della società, attraverso il lavoro. Il lavoro assume quindi per la prima volta nella storia dell'Europa occidentale un ruolo di dignità che nell'epoca antica non aveva, e che sarà ripreso poi, in un altro contesto, nelle lotte sociali dell'800. Un questione attualissima che ha le sue radici, stranamente, nel pensiero rivoluzionario di un monaco eremita....

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giovedì, 20 marzo 2008
 

BUONA PASQUA A TUTTI

da Claudio 

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lunedì, 17 marzo 2008
 

Sesta lezione - "Prega e lavora...l'ozio è il padre dei vizi"....(dalla Regola di S. Benedetto da Norcia)

Queste semplici e celebri parole ci vengono da lontano...da un paese piccolo piccolo sperduto sui monti Sibillini, tra l'Umbria e le Marche, Norcia. Un paese che forse, nel volgere del 480, quando vi nasce S. Benedetto, è fatto di pochissime case, quasi tutte in legno. Eppure da lì nasce un'idea che è stata la base spirituale dell'Europa occidentale, e che ancora lo può essere. Un'idea semplice, nata in un periodo difficile, la fine del V secolo. I nobili romani, incuranti della fine dell'Impero e delle invasioni, che di fatto non toccano i loro interessi ( per lo meno fino all'arrivo dei Longobardi), se ne stanno in ozio nelle loro ville di campagna, ben protetti e dediti all' otium, l'ozio, il dolce far niente che è una loro prerogativa. Mentre il lavoro spetta esclusivamente agli schiavi. E conducono una vita agiata e piena di vizi...E S. Benedetto se ne accorge, si accorge che i tempi stanno cambiando, che presto questa nobiltà oziosa e corrotta verrà spazzata via dai popoli nuovi, che si vanno insediando nel territorio dell' Impero d'Occidente e ne decretano la fine. Lui allora precorre i tempi, già guarda all'incontro tra le due civiltà, quella romana e quella germanica. Queste due civiltà, così diverse, si incontreranno sotto il segno della fede, la fede cristiana. Così nascerà una nuova società, una nuova spiritualità. Non più basata nelle differenze tra patrizi e plebei, tra liberi e schiavi, ma sull'uguaglianza nella fede, sul lavoro e la preghiera. Una comunità sociale e spirituale monastica che sarà la base della spiritualità e della società europea, non solo medievale, ma che dura fino ad oggi.

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martedì, 11 marzo 2008
 

Quinta lezione (seconda parte)

"Noi pensiamo che Tu sei Colui di cui non si può pensare niente di più grande" (S. Anselmo d'Aosta)

Niente di più grande....noi non siamo più abituati a fare delle scale di valori. Ognuno oggi ha i suoi valori, ognuno il suo modo di pensare che è valido per se stesso, la normalità è normalità individuale, il benessere dev'essere prima di tutto personale. La società globalizzata per contro tende ad appiattire le cose sul lato economico, a uniformare i comportamenti delle persone, viste prima di tutto come consumatori o come coloro che hanno dei bisogni da soddisfare. L'illusione che la sola economia potesse risolvere tutti i priblemi è stata l'araba fenice degli anni '90 fino al 2001. L'11 settembre, l'attentato alle Twin Tower,  segna in questo senso il punto di svolta negativo, di cui ancor oggi subiamo le conseguenze. Insicurezza, paura dell'altro, sospetto, sono questi i modi con cui ognuno di noi si muove ormai anche nell'ambito della propria vita reale. A maggior ragione in quella virtuale, dove in realtà nessuno conosce nessuno.

Ma se potessimo a volte prendere la nostra vita e darle una scala di valori, o di priorità, come si usa dire oggi, forse tutto acquisterebbe un andamento diverso. Cosa c'è di più grande, di più importante nella nostra vita concreta? questo dovremmo chiederci. E qui, in rete, quali sono i valori con cui voglio rapportarmi agli altri? Troppo spesso infatti nickname e anonimato sono l'alibi per conportamenti che non ci sogneremmo di avere nella vita reale. Tutto cmq dipende dai nostri valori. Da ciò che per noi è importante, perché sicuramente ci sono delle cose che per noi sono più grandi di altre. Per S. Anselmo era la fede in Dio, per noi può essere il nostro spirito, cioè le scelte che ogni giorno facciamo. E se saranno scelte indirizzate verso il bene degli altri,  allora il più grande sarà il bene, me se le nostre scelte saranno scelte di egoismo, di falsità, di mistificazione, allora anche in rete sarà più grande il male. Tutto dipende da noi. Meditate gente, meditate...

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giovedì, 06 marzo 2008
 

Quinta lezione- Prima parte

"Noi pensiamo che Tu sia Colui di cui non si può pensare niente di più grande" (S. Anselmo d'Aosta, Proslogion)

Voglio svelarvi un piccolo segreto. In realtà queste lezioni sono tutte scritte a braccio. Quando scrivo qui non preparo nulla prima, a parte gli argomenti che sono nati alcuni mesi fa, in seguito allo scherzo tra bloggers di dire otto cose di sé, e io avevo preso otto frasi da scrittori medievali. Dal gioco siamo passati alla riflessione, ma non è una riflessione accademica la mia, quanto un pensare qualcosa da mettere in comune per crescere assieme, proprio come si faceva nelle Università o nelle scuole dell'epoca. In realtà quello che facciamo qui, quello di scrivere e commentare, lo facevano già i medievali. "Quaestiones disputatae", domande con dibattito e commenti, Qaestiones quodlibetales", cioè domande libere al professore di turno, che proponeva un argomento e che poteva aspettarsi qualsiasi domanda o commento, sia da parte di colleghi che di studenti. Ed erano a volte dispute accese, a volte il prof faceva fatica a rispondere. Insomma dei veri e proprio bloggers a voce, quello che facciamo noi qui con il mezzo digitale. Scrivere, proporre e commentare. Lo stesso avveniva nei monasteri. Altro che oscurantismo e dogmatismo, molto del pensiero libero e liberale nasce proprio nelle università medievali, nei cenobi e monasteri, prima di tutto come metodo. Solo che noi ce lo siamo dimenticato. Quando S. Anselmo cerca di dimostrare razionalmente l'esistenza di Dio, con questa celebre frase, fa una cosa inaudita per l'epoca. Infatti si pensava che non ci fosse bisogno di dimostrare la fede. Invece lui pensa che sia giusto farlo, pensa che non si può buttar via la ragione come se l'uomo non avesse bisogno di ragionare su tutto. E badate che non è nè un ateo, nè un libero pensatore, nè un laico. Parliamo di un monaco benedettino, che da Aosta verrà chiamato ad essere arcivescovo di Canterbury, e sarà proclamato santo. Allora forse siamo più dogmatici noi, siamo noi che mettiamo paletti, cosa che nel Medio evo non avveniva. Meditate gente...meditate...

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