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giovedì, 24 gennaio 2008
Quarta lezione -prologo
"Io penso che il compito principale della mia vita sia di esprimere Dio in ogni mio pensiero e in ogni mio sentimento" (Contra Gentiles, L. I c. 3)
Il terzo capitolo della Summa contra Gentiles di San Tommaso d'Aquino ci introduce in un tema veramente grande per un blog: il senso e lo spirito della conoscenza, della ragione e della fede, della scienza, della sapienza come "sapida scientia". La vita di S. Tommaso d'Aquino, il più grande teologo medievale,italiano dell'attuale provincia di Latina, si può riassumere in questa breve frase. E' una delle rare volte in cui egli parla di sé, lui che ha scritto opere imponenti, volumi e volumi, quattro cd-rom di parole, tutte per "esprimere Dio". E San Tommaso esprime nella sua vita, tutta immersa nel suo tempo, il XIII secolo, ciò che poi trasferisce nell'insegnamento. Alla Sorbona, a Viterbo, a Napoli, in appena 50 anni di vita, produce una delle più grandi costruzioni teologiche e filosofiche che la mente umana abbia mai concepito. La sua vita è un'avventura: suo padre, un conte, e i suoi fratelli, militari al servizio del Regno di Napoli, lo vorrebbero abate nella vicina Montecassino. Un posto comodo, fatto di ricchezza e di agi. Invece lui no, lui scappa via, si fa frate domenicano, fa voto di povertà e spiazza tutti. I suoi fratelli lo vanno a riprendere con la forza da dove si è nascosto e lo chiudono in un castello di proprietà dei conti d' Aquino per un anno. Mettesse la testa a posto, ma che vuol fare quel pazzo? No, lui insiste e persiste, nonostante gli presentino persino la prospettiva matrimoniale. Alla fine dovranno cedere loro. E così inizia a viaggiare per l'Europa, e comincia a conoscere il filosofo pagano per eccellenza, Aristotele, e i filosofi arabi musulmani, Avicenna, Averroè. Respingere tutto questo pensiero come eretico e ateo? San Tommaso non ci pensa nemmeno. Accogliere, integrare, ascoltare quello che dicono questi filosofi che la pensano in un altro modo, questo è il suo metodo. Un metodo che fa scandalo, e lo farebbe anche oggi, noi così liberi e così intolleranti. E il metodo è uno solo: l'equilibrio tra ragione e fede, o , come lo chiama lui "Intellectus fidei". Roba vecchia? No, il tema del rapporto tra ragione e fede diventa con lui e rimane ancor oggi attuale, di fronte a dogmatismo e intolleranza. Perchè lui è convinto di questo, e sono parole sue :"La fede non distrugge la natura, ma la porta a perfezione". Da lui quindi la ricerca scientifica e razionale avrà una dignità e un ruolo che nessuno nel Medio evo gli aveva dato prima. Cartesio, il padre delle filosofie moderne, da lui partirà per la ricerca sul pensiero razionale. Il Cogito ergo sum non è pensabile senza San Tommaso.
E noi, nel Duemila, siamo capaci ancora di dare pari dignità alla ragione e alla fede? siamo capaci di ascoltare chi non la pensa come noi? siamo capaci di integrare i pensieri diversi, attuare un vero pluralismo come fecero i medievali? A voi la risposta.
giovedì, 17 gennaio 2008
L'oscurità del Duemila, la luce del Medio evo
Per tanto tempo si è pensato che il Medio evo fosse un periodo oscuro: intolleranza, barbarie, guerre di religione, inquisizione, tante realtà sicuramente presenti, storicamente accertate e confermate da tutti gli storici, anche i più religiosamente integralisti. Ma la civiltà medievale ha fondato la nostra Europa per una luce che da essa proviene e che inconsapevolmente ci illumina o ci dovrebbe illuminare anche oggi: lo spirito di condivisione, di tolleranza, di accoglienza, di integrazione. La nostra cultura, cattolica o laica, liberale o socialista, deriva tutta da quello che fu capace di fare l'uomo medievale, e che noi non siamo più capaci di fare: accogliere, ascoltare e integrare nel nostro pensiero quello di colui che non la pensa come noi. L'incontro tra la filosofia greca pagana, quella islamica e quella cristiana sono all'origine delle università e dei maestri del pensiero come S. Tommaso, S. Bonaventura, Abelardo, S. Anselmo d'Aosta, tanto per fare alcuni nomi. Quello che è accaduto questi gioni all'Università la Sapienza ( e ricordo che l'istituto universitario nasce proprio nel Medio evo come incontro di pensieri diversi) conferma ormai questa nostra incapacità. L'oscurantismo è quindi tra noi, l'inquisizione è tornata di nuovo a torturare, se non fisicamente, almeno moralmente. Non è uno scherzo. Viviamo tempi oscuri, in cui basta poco per trovarsi alla gogna. Gogna politica, filosofica, religiosa, giuridica, mediatica, morale. Non cercate il grande Inquisitore nel Medio evo, perché il grande Inquisitore è qui.
domenica, 06 gennaio 2008
Appignano del Tronto
Cari amici, a conclusione della terza lezione, in cui si parlava di come è importante avere dubbi per conoscere la verità su noi stessi, sulle cose, le persone e le situazioni, vi lascio la mia testimonianza personale. Sono stato invitato venerdì ad Appignano del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, per presentare il mio libro "Dal Medioevo al Duemila". Vi confesso che molti dubbi avevo su questa manifestazione: a chi potranno mai interessare questi temi, quando la vita di ogni giorno è sempre più difficile, siamo tutti più poveri e abbiamo tanti problemi? E come inserire tutto questo in una città che, come la mia, è stata duramente colpita nel 2007 dall'assurda perdita di giovani vite umane in un incidente che poteva benissimo essere evitato? Ecco i dubbi che mi si presentavano alla mente.
Invece la verità era un'altra, una verità che mi ha sorpreso e commosso. Mi sono ritrovato in una comunità civile e religiosa che non solo ha partecipato con interesse alla presentazione, ma che mi ha accolto con affetto e generosità, e io mi sono sentito a casa mia. E la verità è questa. Il dolore, anche se assurdo, la morte, anche se tragica, sono diventati nei cuori di quella gente un mezzo di maggior condivisione e di maggior slancio verso le persone. Questo fatto non è certo nuovo, ma per un attimo ho visto concretizzarsi di nuovo lo spirito dell'uomo medievale in questi marchigiani, miei conterranei. Uno spirito di condivisione, nel dolore e nella speranza, come pellegrini di un unico cammino. Grazie a tutti, uomini e donne di Appignano del Tronto, non vi dimenticherò.
Claudio Attardi
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