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venerdì, 31 agosto 2007
La città immaginaria
Tutte le civiltà hanno avuto la loro città immaginaria, quella ideale, espressione perfetta del sentire collettivo e capace di realizzare i sogni e i desideri di chi la abitava. Così fu per la civiltà greco romana, così per quella medievale, dove la città ideale era l’ agostiniana città di Dio a cui gli uomini potevano solamente aspirare di avvicinarsi qui sulla terra, e che veniva in parte concretizzata nella costruzione di castelli e cattedrali, difese per il corpo e per lo spirito. Spesso la città immaginaria, come l’uomo immaginario espresso da una determinata civiltà si materializzava nell’arte, pittura, scultura, architettura. L’artista interpretava così la tensione verso quella città e quell’uomo ideale che ciascuno di noi cerca sempre, senza mai trovarli del tutto.
Anche oggi, in questa nostra epoca in cui l’arte si è un po’ involuta, c’è una città immaginaria. Ed è quella presente nella comunicazione globale, nella rete, in cui tutti contribuiamo in qualche maniera non tanto a presentarci come siamo, quanto come vorremmo essere. Aiutati in questo dalla mediazione del computer, della radio e della televisione, ognuno cerca di mostrare l’ideale di sé, quale moderna maschera di un teatro che è la comunità virtuale. I ruoli possono qui cambiare completamente, ci si può creare e a volte ci si crea una seconda vita. Ma questa città immaginaria ha anche una forza incredibile di aggregazione, proprio perché entra potentemente nell’inconscio individuale e collettivo attraverso l’immaginazione. Le persone, le vite di ognuno sono qui più immaginate che vissute, e forse è per questo che questa città immaginaria del Duemila è così reale.
lunedì, 27 agosto 2007
Certe notti....
....ripenso a quante persone, a quante espressioni diverse ho incontrato in questo anno e mezzo di blog. Quante parole scambiate, opinioni, commenti, fino anche attestazioni e nomination. Tanto che questo luogo rischia di diventare più reale della vita reale. E si rischia quasi la paura, paura che prima o poi tutti quelli che ti hanno conosciuto o contattato in rete se ne vadano, perché qui idee e sentimenti scambiati tra sconosciuti sono sempre amplificati, non so perchè, ma è così. Ci si attacca, ci si affeziona via internet, ma, spento il computer, si rischia di ricadere nell'eterna e sempre uguale solitudine. Varrà la pena continuare? O forse meglio chiuderla qui? Questa è la domanda che a volte mi pongo. E quante persone alla fine rimarrano, e che cosa ne rimarrà, se poi il conoscersi è solo fatto di parole scritte e non di sguardi o di atteggiamenti, di fisicità, anche nel senso amichevole del termine? Non so. Però so una cosa. Che se non avessi iniziato a lavorare in rete dieci anni fa o quasi, tante parole, tante esperienze, tante discussioni me le sarei perse. E alcuni amici non sarebbero entrati nell'orizzone della mia vita. In otto anni di sito, cinque di lista di discussione e quasi due di blog qualcosa è cambiato. In meglio.
giovedì, 23 agosto 2007
PAROLE DI BURRO
Quante parole, scritte in rete, quante….Nel mio blog, come nei tanti blog che leggo. Parole che parlano di vite vere o sognate, desiderate o inventate per gioco. Parole particolari, non scritte su di un foglio, ma che rimangono in vita finche tutto il sistema che le accoglie lo permette. Un proverbio latino famoso diceva “Verba volant, scripta manent”. Le parole volano, dicevano, ma lo scritto rimane. Oggi si può dire invece “Scripta volant”, ed è questo il nome azzeccato di un’associazione culturale della mia città, che raccoglie i cosiddetti scrittori digitali. Quelli che non possono o non vogliono o non riescono a pubblicare a stampa, ma che pure, e qui sono numerosi, hanno dentro di sé un’anima sensibile. Pronta ad esprimersi e a mettersi in gioco nel confronto con gli altri. Cosa rimarrà delle nostre parole, queste “Parole di burro”, come le chiama Carmen Consoli, che si sciolgono con la chiusura del computer o del servizio che le ospita? O che scompaiono con un semplice click? Rimarrà un segno, un segno nell’anima di chi le ha lette. Forse, nell’inconscio, rimarranno chiuse chissà per quanto tempo e poi, un bel giorno, quando chi l’ha scritte non se ne ricorderà più, torneranno fuori nella mente di uno sconosciuto che le ha lette. E le avrà fatte proprie, rielaborandole e spalmandole sopra l’anima. Proprio come il burro sopra una fetta di pane e marmellata. E saranno dolci da ricordare, oppure tristi per condividere un dolore, ma lì, chi le ricorderà, ritroverà il senso di quel momento. Ed allora quelle parole di burro avranno raggiunto la loro meta.
sabato, 18 agosto 2007
Solitudine condivisa
Girando per la rete, molto spesso incontro blog che parlano di sentimenti. La solitudine si fa spesso sentire in questa società del consumo e dell'usa e getta, che a tutto si estende, comprese le persone. Ed è certamente più facile venir fuori da se stessi nell'anonimato di un blog, piuttosto che parlare con chi ci è vicino e che forse in quel momento non ci capisce. E qui, in rete, tra condivisione e difficoltà di rapporti on line, dove si comunica solo con parole digitate, tra avvicinamento e barriere poste dal computer e dalle distanze, si formano pian piano delle comunità di pensieri e sentimenti. La libera circolazione di idee, che fu una delle caratteristiche del Medio evo, si sta di nuovo realizzando, proprio in forza della libertà espessiva che concede questo mezzo. In questo essere insieme senza conoscersi, in questa solitudine condivisa sta forse il segreto e la forza di questo nostra comunione, per lo meno delle idee e dei sentimenti. E' vero, certi giorni non sono facili, certe situazioni del quotidiano sono dure, certe notti non si dorme e si pensa. Ma basta a volte un click, un commento, una mail, un messaggio, e capisci che è vero. E senti che in realtà nessuno è solo.
domenica, 12 agosto 2007
Chat e amicizie on line
Uno degli strumenti più usati non solo in questa piattaforma ma anche in altri servizi famosi è quello della chat. Io vi dirà la verità, non la uso molto, e con pochissimi bloggers, due o tre. Infatti a me, che sono abituato per mestiere, per cultura e per educazione a parlare in diretta con decine e decine di persone al giorno, questo strumento va stretto. Infatti all'inizio ci si contatta, si "parla" ( ma dal punto di vista del comunicare è un controsenso usare questo verbo), e soprattutto ci si stressa, esser costretti a comunicare, scrivendo velocemente e cercando di capire al volto cosa questo sconosciuto vuol dire non è fatica da poco. E poi, se non ti vedi mai, se non ti incontri mai, se il tuo interlocutore abita a 1000 Km e soprattutto se non condividi il tuo quotidiano, quello vero, dopo un po' che ci si dice? che bella giornata, è vero? beato te da me è tutto nuvoloso.... Insomma, alla fine diventa quel dialogo famoso di Totò e Peppino con il vigile in Piazza Duomo a Milano. E poi cosa cerca chi vuol chattare? A me sembra a volte un po' una sublimazione freudiana, se così posso dire. Però, se non fossi venuto qui e non avessi aperto la chat ( cosa assolutamente volontaria, e quindi chi è causa del suo mal...) forse non avrei conosciuto questo o quello, forse non sarebbe nata un'amicizia al di là di internet, forse non avrei colto quella opportunità di lavoro o di svago assieme a quella persona simpatica, forse non avrei trovato l'amore....ecc. E allora ? Viva la chat !!
domenica, 05 agosto 2007
L’uomo senza sogni
di Claudio Attardi
Da in po’ di tempo non riuscivo più a dormire. Ero diventato un uomo senza sonno e senza sogni. Tutto era cominciato quella notte. Il piccolo Lorenzo, di quattro anni appena, dormiva nella sua cameretta. Noi due avevamo litigato, a bassa voce, erano volate parole grosse e abbracci convulsi, un bicchiere se n'era andato insieme ad un bacio. Lei, che mi guardava con aria di sfida: “ Me ne vado, stavolta me ne vado”. Aveva perso la testa per un altro, la mia Raffaella, e io ero lì a guardarla senza riuscire a parlare. Poi eravamo finiti a letto, ma avevamo fatto l’amore quasi lottando, come due anime che si rincorrono senza incontrarsi, come due disperati. La mattina dopo mi ero alzato e lei era già sveglia, il caffè era già pronto. “Come, sei già sveglia? E’ pronto anche il caffè!” Le avevo dato un bacio sulle labbra, lei aveva chinato leggermente la testa all’indietro, i capelli neri appoggiati sulle spalle. “Vado a farmi la doccia poi scappo” le avevo detto. Uscito dal bagno l’avevo chiamata, più volte. Ma lei, la mia Raffaella, non c’era più.
Lorenzo giocava con l’acqua ai bordi della piscina, io cercavo con fatica di non perderlo di vista. Attorno a me tutte giovani mamme indaffarate, chi con uno, chi con due bambini. La confusione era totale, tra le grida dei giochi nell’acqua, le mamme che richiamavano i bimbi, e gli addetti alla piscina che vociavano fra loro. Io ero accartocciato in un angolo, seduto, con la barba un po’ sfatta, i pantaloni che si erano bagnati leggermente. Non riuscivo a sorridere se non a Lorenzo. Lui mi guardava con i suoi occhi verdi, profondi e interrogativi, con i riccioli bruni bagnati sulla fronte. Quella mattina, quando lei se n’era andata, ero stato male, avevo avuto conati di vomito. A fatica avevo preso il bambino, l’avevo portato dai miei con una scusa, ed ero andato al lavoro, con il capo che mi guardava storto per il ritardo. Ormai da giorni, non dormivo più, non sognavo più. La notte arrivava come un capestro, un incubo interminabile, se mi appisolavo era per dieci minuti, e mi svegliavo di soprassalto, una terribile sensazione di morte che mi prendeva, il cuore che andava a mille, colavo per il sudore.
Era passato un mese, ormai lo sapevano tutti, Raffaella non sarebbe tornata, viveva con un altro, e io facevo fatica sempre più ad uscire, a farmi vedere in giro. Gli amici sono tutti sistemati, hanno tutti moglie e bambini piccoli, poi ognuno nella vita va avanti per sé, alla fine. Sì, qualcuno una volta ti fa un piacere, esce assieme a te o ti guarda il bambino, ma dopo un po’ uno come me diventava un peso.
“Signore, ehi, dico a lei”. Seduto sulla sedia ai bordi della piscina, mi ero quasi addormentato, e non mi ero accorto che Lorenzo era andato un po’ troppo lontano dai bordi. “Ehi, signore, è suo quel bambino?” E’ una giovane mamma, in costume da bagno, che mi chiama dall’acqua. “Dica” rispondo in trance. “Guardi che le consiglio di portarsi un costume e stare nell’acqua con il suo bambino, che se succede qualcosa come fa?” “Mi scusi, signora, ma non so nuotare, cioè m’arrangio appena”. “Ma perché allora non fa venire sua moglie? Lei saprà come fare.” “Non ho moglie” rispondo malvolentieri. Ma chi è questa? penso . “Signora, per cortesia, può portarlo verso di me?” “Tiziana, mi chiamo Tiziana. “ Mica male questa Tiziana, penso, ha due occhi scuri, bellissimi. Esce con Lorenzo tra le braccia, tutta sgocciolante, mi dà la mano. “Michele, sono Michele” “Piacere, anch’io non ho marito, cioè sono divorziata da un po' ’”. Io ho un tuffo al cuore, di quelli che non provavo da tempo. “E il suo bambino?” “No, è una bimba, Elena”. Così, due volte alla settimana, la vedevo in piscina, sempre più bella, ma non osavo chiederle di uscire.
Poi un giorno, in piscina, accade qualcosa. Un momento di distrazione, un improvviso colpo di sonno, e Lorenzo intanto affonda nell’acqua. Io sento gridare, mi sveglio di soprassalto, non tolgo neanche le scarpe e in un secondo sono tra l’acqua. Ma Tiziana è più svelta di me, in quattro bracciate è lì, si immerge per pochi interminabili secondi, la testa di Lorenzo di colpo riemerge dall’acqua, e dopo un attimo lei. Io mi sento male, comincio ad affondare anch’io, perdo i sensi, addio, penso.
Seduti al tavolo del ristorante, non ho occhi che per lei. E’ bellissima, con quei capelli scuri e ricci, lunghi fino alle spalle e quegli occhi neri che scrutano, e scoppiano in una risata. E io, l’uomo senza sogni, sono lì, sperso dentro quei occhi. “Che fai Michele, sei sempre per aria.” e ride. Io metto la mano sulla sua e dico a malapena “ Ti guardavo, anzi ti ammiravo”. Lei sorride. Si fa seria, e io le dico “Sono pronto”, Silenzio, e io con un filo di voce ripeto “Sono pronto”. “ A fare che?” “Ad amarti. Ad amarvi, tu e la tua bimba”. Ha gli occhi lucidi. “Erano anni che un uomo non mi diceva così.” E io ripeto dentro di me: sì, sono pronto. Pronto a vivere di nuovo. Pronto a riprendermi i miei sogni.
mercoledì, 01 agosto 2007
Amore o amicizia, eterno dilemma

Questo, come quasi tutti gli altri blog, è diventato un punto d'incontro. Incontri on line, certo, perchè ormai è diventato normale per i giovani e quasi normale per chi è cresciuto senza internet come me ed altri della mia generazione. Ma ha creato occasioni per incontri anche al di fuori, nella realtà. Incontri belli, interessanti, un'occasione di confronto con persone diverse, cmq di crescita reciproca. E questi incontri si moltiplicano, lo vedo anche nel forum dove sono iscritto: si organizzano incontri in un certo punto dell'Italia, come ho fatto io, tanti anni fa, partecipando al primo convegno di siti medievali. Oggi, al riparo del mezzo multimediale, sono diventati anche più facili gli incontri tra uomini e donne, ragazzi e ragazze, insomma tra sessi diversi. Si sta costituiendo forse un nuovo modo di essere nella società, in cui internet, con i servizi di forum, liste di discussione e per ultimi i blog, diventa una grande piazza virtuale. Anche nel sito l'avevo scritto già nel Duemila: un luogo di incontro virtuale, e tale è diventato. In questo, probabilmente senza saperlo, si sta ritornando allo spirito dell'uomo medievale, che inventò la cortesia, cioè l'educazione e il rispettoso dialogo con la donna, vista come "Domina", cioè signora incontrastata dei sogni, dei desideri e delle utopie dell'uomo. "Donna se' tanto grande e tanto vali, che chi vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz'ali". Ecco, quella grazia, quella sapienza e saggezza che non apparteneva all'uomo, spesso un violento guerriero che non sapeva a volte nè leggere nè scrivere, si ritrova in questi discorsi on line tra uomini e donne, giocati in punta di fioretto, sul filo sottile e sull'eterno dilemma, tra amicizia e amore virtuale. Perchè comunque di gioco sottile si tratta, anche se non è più giocato nelle giostre medievali, dove il premio era un fazzoletto ricamato della padrona e signora. Qui tutto il gioco è nelle parole, scritti che volano via non appena si spegne il computer. Cosa rimarrà alla fine? Nasceranno amicizie vere, amori sinceri o tutto questo parlarsi e scriversi on line sarà un semplice passaggio, come un incontro su un treno che porta per caso due sconosciuti nella stessa direzione? Buona estate a tutti.
Claudio Attardi
Direttore Medio & evo - Lo spirito dell'uomo medievale
mail attardiclpat@libero.it
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