Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


martedì, 24 luglio 2007
 

DSCN0169Amicizie on line, tra virtuale e reale

 

Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza

 Dante Alighieri, Divina Commedia Inferno, canto XXVI)

 

 

     Il mondo dei blog, a differenza di quello dei siti, dei forum e delle liste di discussione,  ha una marcia in più, perché permette ai blogger e ai lettori non solo di immettere in rete dei contenuti personali, ma anche di interagire sia con commenti, che con rapporti personali via messaggi  o addirittura in diretta con la chat. Questo strumento così versatile ne ha decretato il successo, non solo tra gli utenti comuni, ma anche tra i grandi nomi della cultura, della musica, dello spettacolo, dell’arte, della letteratura, del giornalismo.

     Così ogni blogger costruisce nel tempo la sua rete di amici, che può contattare on line quando sono presenti in rete, perché il sistema lo segnala. Sorgono quindi rapporti di conoscenza tra uomini e donne distanti tra loro, che senza la rete avrebbero ignorato la reciproca esistenza. Si può interagire on line per esempio tra sessi diversi, cosa che nella realtà è sempre molto più difficile. Qui infatti viene completamente eliminata la parte sensibile della comunicazione, con due risultati. Da una parte c’è una buona protezione, data dal sistema, alla libertà e alla privacy dei soggetti più  deboli ( donne, ragazzini e ragazzine fino a 13 anni di età). Dall’altra però si toglie gran parte della comunicazione, che, come sappiamo, è per il 70 per cento costituita dalla trasmissione di segnali del corpo ( comunicazione non verbale). Quindi, sotto certi punti di vista, è una comunicazione di basso livello. A meno che qualcuno, come mi è capitato più volte, voglia saltare la barriera dello schermo e venirmi a conoscere o incontrare personalmente. E, fino ad ora, sono stati sempre momenti positivi.

     Le “amicizie” on line quindi, secondo me,  non si possono dire tali, perché in chat ognuno tende a mostrare il meglio di sé, e anche scrivendo fa lo stesso: sono sicuro che qualcuno che mi è venuto a trovare forse si aspettava di meglio , anche se non me lo ha detto. E’ normale, tutti gli scrittori tendono a trascendersi, e conoscerli dal vero può essere molto deludente. Anche perché in chat e nei messaggi privati  i rapporti sono per forza idealizzati, mancando, come dico, la parte più sensibile della comunicazione. Nessuno mi hai mai ingannato, e questo la dice lunga sull’alto livello di cultura e di educazione della stragrande maggioranza dei bloggers e dei visitatori. Però, come sempre, il mezzo di comunicazione non può essere esaustivo, anche se spesso, nella libertà di espressione data dall’anonimato, molti fanno venir fuori emozioni che nella vita reale non riuscirebbero a dire. Che fare dunque? Rimanere anonimi che forse è meglio, con queste amicizie solo “virtuali”, che cmq superano istantaneamente la barriera del tempo e delle distanze, oppure lanciarsi nella conoscenza reale? A noi la scelta. Io sono di questo parere: a volte preferisco un pizzico di follia ad una sana prudenza che sa tanto di muffa.

 

Se il mondo fosse dominato dalla follia, la vecchiaia neppure esisterebbe”

(Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia).

 

Claudio Attardi

postato da claudioattardi | 17:53 | commenti (17)


venerdì, 20 luglio 2007
 

Quando la qualità paga

(almeno moralmente...)

    La notizia è fresca fresca: hanno segnalato questo blog per un concorso chiamato Ibis Award 2007, premio internazionale organizzato da Mediapresstv di Salerno. Naturalmente il concorso è aperto a tutti i blog e gratuito, quindi se qualunque di voi vuol iscriversi e al limite scommettere con me chi di noi arriva primo o chi di noi si vince un premio, benissimo, ci giochiamo un caffè e non se ne parla più. Ce lo possiamo anche prendere in Piazza del Duca o nella cornice della Rotonda a mare della mia città, Senigallia. Se qualcuno si vuol cimentare, come gli antichi cavalieri alla giostra della Quintana, può quindi farlo benissimo. Per lanciare il guanto della sfida, pardon  per l'iscrizione al concorso il link è questo:

http://ibisaward.splinder.com/   

dove la redazione del premio illustra modalità e regole. Intanto io sono stato scelto da loro senza doverlo chiedere, e questa bella soddisfazione la devo comunque anche a voi che mi seguite sempre numerosi e con particolare affetto. Per questo mando a tutti un grazie e un bacio, solo"virtuale", soprattutto per educazione verso le gentili visitatrici . Io in questo anno ho certe volte, come anche adesso, scherzato con voi, perchè è giusto, un blog non è un sito, e bisogna prender le cose con cuor leggero, ogni tanto. Però sapete bene che quando è stato il momento si sono fatti discorsi anche impegnativi sulla nostra società della comunicazione, che io ho spesso criticato. Sia per mancanza di trasparenza ( qui in giro sono  l'unico a metterci nome, cognome e telefono) sia per la povertà di questi mezzi, che tagliano via irrimediabilmente la bellezza e la creatività di un bell'incontro in diretta, amichevole e sincero. Io ho avuto e ho ancora la fortuna di incontrare le persone conosciute qui. C'è chi mi chiama, chi mi lascia sms, chi mi incontra. E ogni volta è un'emozione che non è assolutamente paragonabile ad un post o ad una chiacchierata in chat. E oggi, alla luce di  questi risultati, sono ancor più convinto che questi  mezzi di comunicazione non sono né buoni né cattivi di per se stessi. Siamo noi i responsabili del loro uso.

 

 

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Claudio

 

 P.S. Tanto per non farmi mancare niente in fatto di nomination, anche il sito Medio & evo http://www.medio-evo.org quest'anno è candidato al Premio Italia Medievale. Ecco la pagina delle candidature

Quarta Edizione 2007
G) Multimediale (internet, web agency)
1)

Villaggio Medievale, Portale e forum dedicato al Medioevo

2)

Jacopone da Todi, Sito web ufficiale del VII centenario della morte di Iacopone da Todi

3) Portale di Archeologia Medievale, Università di Siena
4)

Medieval Art in Pisa, Pisa nei secoli XI – XIII

5)

Medio & evo, lo spirito dell'uomo medievale   ECCOLO!!!!

 ....e cosa vuoi di più dalla vita?

Grazie a tutti i bloggers

Claudio Attardi

347 3489472

postato da claudioattardi | 17:59 | commenti (4)


martedì, 17 luglio 2007
 

Un nuovo cammino

dedicato a tutti qeulli che sono in perenne ricerca, tra web e antiche strade.....

Quella piccola strada di campagna si apre, quasi di nascosto, dietro una curva, dopo un incrocio un po’ complicato, tra una chiesa, un po’ di case, e la grande strada rotabile. Dalla pianura, a pochi passi dal mare, il paesaggio si muta all’improvviso. La collina nasconde la vista a tutto il resto, poche case sparse qua e là, isolate, qualche campo arato o seminato, vigneti e olivi. E la stradina sembra danzare, volteggiando in equilibrio sul fianco della collina, con la terra che, da nera ed umida, diventa chiara, sabbiosa, si trasforma in tufo. Un laghetto fa da sfondo alla vallata, millenni fa qui c’era il mare, ora una fertile campagna, una collina di fronte nasconde ancor più la strada, e antiche grotte si aprono ogni tanto, forse covi di briganti o riparo per contadini e pescatori. Ma la stradina continua a curvarsi e danzare, non permette di veder che pochi passi oltre se stessa, ad ogni curva è un nuovo scorcio, mentre il sole fa fatica a farsi largo tra le querce.

    Poi, d’improvviso, quella danza misteriosa si interrompe. L’ aria che si dipana ad ogni vibrazione del percorso, sembra  stemperare, e la strada, finalmente dritta, fa una piccola discesa sboccando in un piazzale, un prato con tanti  grandi pini. Qualche panca qua e là, una fonte d’acqua purissima e finalmente, tra il verde e l’aria asciutta di quella valletta, il piccolo santuario. Sono arrivato anch’io fin qua, e respiro quest’ombra mirabile, densa di silenzio. Il rumore del mare, della città, del porto, della gente, qui è cancellato, come se quella stradina fosse una misteriosa porta dello spirito, che nulla fa entrare se non il silenzio che contempla, la luce che trasforma, il vento divino tra i pini, che vivifica e rinnova. E’ lì, il piccolo santuario. Sono stanco, ma felice. E’ passato tanto tempo, tanto, ma sembra ieri, quando dalla città salivo fin qui, e, all’ombra del santuario, trovavo riposo.

     Salgo i gradini, mi avvicino al portone, poca luce esce dall’unica navata. In fondo, su un piccolo altare sopraelevato, l’icona della Madonna e del Bambino.  Hanno una veste di pizzo e di raso, un aspetto dolcemente sorridente. Adesso sono alla presenza di qualcosa, una forza di pace che lentamente entra nel cuore, indurito per tante lotte quotidiane. In quell’ attimo sento di essere entrato in un mistero,  in un cerchio di comunicazione che mi invita all’amore, alla conoscenza, al rispecchiamento in quel fiume di grazia. Non so quanto tempo è passato, ma quando esco il sole è calato dietro la collina. Guardo verso la stradina, quella porta dello spirito, percorsa dai secoli e dai pellegrini, che fino qui, dal traffico e dal rumore della città, salivano. Ora mi sento meglio, corpo e spirito hanno ripreso vigore. Sono pronto, per questo nuovo cammino.

 

Camminatore, queste sono le tue orme,

questo cammino e niente di più:

camminatore, non c’è cammino,

il cammino si costruisce camminando,

 camminando si costruisce il cammino.

E nel guardare indietro

Si vede il sentiero che mai

si ricalcherà di nuovo.

Camminatore, non c’è cammino

Solamente delle orme sul mare.

 

 

I versi citati sono di Antonio Machado, Proverbi e cantari, n. XXIX

 

Claudio Attardi

postato da claudioattardi | 21:02 | commenti (1)


venerdì, 06 luglio 2007
 

Io, un pellegrino dell’etere
 
 
 
 
Tante volte mi sono chiesto e mi chiedo cosa sto a fare qui, davanti a questo schermo, che piano consuma gli occhi e il corpo. Mi chiedo come mai la fatica di comunicare, di raccontarsi, di pensare svanisce all’improvviso di fronte a una tastiera, un foglio bianco, una penna, una matita. Quegli antichi pellegrini che lentamente, sulla via Romea, passavano proprio qui, dove abito, magari si fermarono dove adesso sto scrivendo. Contemplando il mare, immagine di quel Dio che tanto cercavano, o le stelle sopra un bivacco, nei turni di guardia per non essere vittima dei predoni, cosa cercavano? E perché hanno lasciato nella mia carne e nel mio cuore questo loro desiderio d’assoluto? Cosa oggi mi spinge a vagare con la mente e comunicare le mie emozioni a dei perfetti estranei, proprio come hanno fatto loro, lasciando un ricordo sulle strade a coloro che li avrebbero seguiti? C’è qualcosa di misterioso in tutto questo, qualcosa che mi sfugge, e pure rimane insopprimibile. Questa voglia di pensare, di comunicare, di scrivere, a volte diventa una febbre, e non smette mai, come una malattia cronica, ormai irreversibile. Il mio pellegrinaggio si è trasformato così, in questi anni, prendendo una strada singolare, dove non c’è bisogno di camminare, o di remare, o di esporsi alle intemperie. Anzi, esso si dipana nel chiuso di stanze, illuminate dal chiarore di uno schermo, in posti tanti familiari a me quanto sconosciuti ai miei interlocutori e compagni di viaggio. Qui, da casa mia, dal mio ufficio, dalla mia città, parto ogni giorno senza partire, cammino di notte senza camminare, vago in cerca di anime, riflessive o curiose, menti che mi somiglino, senza per nulla muovermi. Io, un pellegrino dell’etere.
Eppure molte volte, compagnie varie e variegate solcavano quelle vie così incerte, un misto di cavalieri, commercianti, mendicanti, ladri e prostitute, malati e predicatori, contadini e chierici. Sulla via Francigena le lingue erano tanto diverse, una sola la fede. Tanto difficile era la comunicazione verbale, quanto unanime quella spirituale. Oggi, dopo  anni di pellegrinaggio virtuale, vedo sorgere una comunità nuova, non più divisa in oratores, bellatores, laboratores, una comunità che parla una sola lingua, pur nella molteplicità delle fedi. E questo mio riflettere e scrivere, comunicare e mettermi in gioco, ha varcato i confini angusti della mia stanza. Così ogni giorno le mie parole, i miei pensieri, i miei sentimenti si incamminano per strade sconosciute, attraversano occhi, entrano nelle menti e parlano a cuori avvolti nel mistero. E’ il moderno pellegrinaggio delle parole, delle espressioni libere dello spirito umano, aperte ad ogni contatto e chiuse in un’anonima macchina bit. Che senso avrà tutto questo, quando fra poco tempo le mie parole smetteranno  di vagare nell’etere e io giungerò alla meta del mio pellegrinaggio? Avrò anch’io lasciato un segno per quelli che seguiranno le mie orme? Sarò stato capace di accendere la mia stella e sulla Via Lattea del Web lasciare che essa illumini coloro che verranno? In questo cammino virtuale e misterioso, fatto di nulla più che segnali binari, I O O I, vorrei solo aver lasciato il segno di queste parole nel vostro cuore.                             
 
  Claudio Attardi
postato da claudioattardi | 21:25 | commenti (3)