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sabato, 28 aprile 2007
Comunione e comunicazione
San Tommaso d'Aquino scrive una frase che mi ha colpito "E' proprio degli amici ricercare la comunione. Se uno beve il vino e questo gli porta piacere, anche se dice di amare il vino, in realtà ama se stesso (perché quella bevanda gli porta un piacere personale, quello che oggi si chiama vantaggio secondario). "Ma se uno ama una persona solo per il piacere di essere in comunione con questa persona, allora questo è il vero amore. L'amore in fatti non cerca il piacere se non nella comunione delle persone. E di questo amore Dio ci ama, perché Egli cerca la comunione con noi." (Summa contra Gentiles, Libro III).
E poi vorreste dirmi che gli esperti di comunicazione hanno inventato qualcosa? Bene, allora qui S. Tommaso ci dice già alla metà del Duecento molto di ciò che oggi viene ripreso da tutti i comunicatori e da coloro che insegnano comunicazione. Prima di tutto la comunicazione è comportamento e non è mai a caso, c'è sempre uno scopo. Lo scopo più nobile è quello dell'amore, cioè il piacere della comunione tra persone, nella coppia, con i figli, con gli amici. Molte volte c'è anche utilitarismo positivo: un rapporto di lavoro o commerciale è una comunicazione basata su vantaggi reciproci, palesi e nascosti. Per questo comunicazione e comunione non sempre coincidono, e questo purtroppo può succedere e di fatto succede anche nei nostri rapporti dove il piacere della comunione, cioè dell'essere assieme, dovrebbe prevalere. Può succedere che si tengano rapporti per vantaggio personale, e di fatto succede. In tal senso la luce che ci proviene dal grande filosofo e teologo medievale è quanto mai puntuale ed attuale: attenti, sembra dirci, a ciò che cerchiamo veramente nei nostri rapporti, nella nostra comunicazione, nel nostro comportamento. Perchè ciò che cerchiamo, alla fine otterremo, e se tanti rapporti non sono soddisfacenti, se la nostra vita non ci piace, non lo dobbiamo al destino ma di certo alle nostre scelte, al nostro modo di impostare la comunicazione, ed in fondo a noi stessi.
Claudio Attardi
Corso di spiritualità e psicologia on line
http://www.medio-evo.org/corsodispiritualita.htm
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lunedì, 23 aprile 2007
Essere e divenire
Ognuno di noi, e il mondo dei blog lo dimostra, ha dentro di sè tantissime personalità e sfaccettature diverse, potenzialità pressoché infinite, tanto che tanti di noi fanno i più svariati mestieri, e poi, di fronte alla tastiera, al computer e alla possibilità di mantenere la propria privacy celandosi dietro un nickname, diventano tutt'altra persona: poeti, scrittori, commentatori, fotografi ecc... Tutto questo è proprio dell'essere umano che da una parte può autoaffermare la propria persona e la sua identità, dall'altra può potenzialmente trasformarsi in un' altra persona, che magari è ben nascosta dentro di noi, ed è spesso quella parte che non abbiamo saputo realizzare o che a volte rifiutiamo. Ne parla oggi, sul Corriere della Sera, Francesco Alberoni, in uno dei suoi articoli di fondo. A volte, quando ci sentiamo circondati o aggrediti cerchiamo di affermare la nostra identità: io sono così, guai a cedere o cercare consensi. Altre volte le regole, la routine, gli orari, le situazioni solite ci vanno strette e siamo in crisi, vorremmo buttare tutto all'aria e ricominciare. E' l'eterno dilemma: "Essere o non essere? Questo è il problema" dice Amleto, dove non essere sta per trasformarsi e divenire. Ambedue le situazioni, portate all'estremo, sono potenzialmente dannose. Un sano equilibrio tra essere e divenire è praticamente un'utopia. Perciò è importante sapersi accettare, accettare questi momenti diversi, come momenti di crescita personale e sociale. Un discorso complesso, ma sempre attuale, perché coinvolge il nostro spirito e il nostro quotidiano.
Claudio Attardi
sabato, 21 aprile 2007
Primavera
Cari amici, con la primavera la mia città, Senigallia, sta cominciando a risvegliarsi e le attività che preparano la stagione estiva si cominciano a mettere in moto. Anch'io, nonostante tutto, mi sento bene: questa piccola attività in rete dà sempre frutti buoni di conoscenza umana, e questo è molto bello da parte vostra, che seguite sempre più numerosi queste piccole riflessioni. Io in questo periodo propongo sempre la mia città come una meta per vacanze e week end. Qui chiunque di voi può trovare veramente di tutto, dal divertimento puro di locali e disco bar alla cultura dei grandi monumenti o delle mostre permanenti, fino alla natura del meraviglioso mare Adriatico,dell'altrettanto meravigliosa spiaggia, detta di Velluto o dei numerosi centri di agriturismo a pochi chilometri dal mare, immersi nella pace della campagna marchigiana più volte poeticamente trasfigurata dal grande maestro della fotografia Mario Giacomelli, senigalliese pure lui. E poi, dulcis in fundo, potrete venirmi a trovare e conoscermi di persona. Vi pare poco?
Buon fine settimana a tutti

Claudio Attardi
mercoledì, 18 aprile 2007
Il lato oscuro della comunicazione
Oggi, sul quotidiano delle Marche "Corriere Adriatico" ho letto dell'ennesimo arresto nella nostra regione di un uomo che adescava in rete bambini tra i 12 e i 15 anni. Purtroppo questo è il lato oscuro della rete. La possibilità di inventarsi di sana pianta un altra identità, un'altra vita (come in Second Life, il gioco on line con milioni di utenti in tutto il mondo) fa sì che alla massima espressione di libertà di comunicare corrisponda anche il massimo della possibilità di perpetuare delitti ed attività criminali che purtroppo infangano e mettono sotto sospetto tutti coloro ( e sono la grandissima maggioranza) che in qualche maniera lavorano in rete, anche con scopi chiari o addirittura nobili, come nel caso di organizzazioni umanitarie e quant'altro serva alla crescita della nostra società. Certo queste cose sono sempre successe. Ma adesso la libertà individuale si trasforma troppo spesso in libertinaggio o in manifestazioni di comunicazione paradossale, distruttiva. Questo conferma anche come sia importante una scelta di chiarezza anche da parte di chi vuol lavorare con questi mezzi, o vuol cercare in essi amicizia e rapporti umani. Cosa già molto difficile con le persone che appartengono alla nostra cerchia familiare o sociale, figuriamoci con illustri sconosciuti. Basta pensare una semplice cosa. La comunicazione, come ho detto, è come un cerchio, ciò che comunico mi ritorna addosso come risposta. Se vogliamo comunicare il bene, il bene ci ritornerà. Se vogliamo comunicare valori umani positivi, questi troveremo di ritorno. Ma se dietro la maschera di perbenismo si nasconde l'ombra di qualcosa di perverso, e la nostra comunicazione diventa paradossale, allora questo male che si sparge ci ricadrà inesorabilmente addosso. E non si tratta solo di azioni criminali. Il giudizio verso gli altri, la presunzione o l'attaccamento a noi stessi lo pagheremo, il giorno in cui la gente se ne accorgerà e ci ritroveremo soli. Pensiamoci.
Claudio Attardi
P.S. Un grazie grandissimo alle forze dell'ordine, in particolare alla Polizia Postale che vigila su di noi che qui lavoriamo e navighiamo, e che ci protegge, prendendosi cura soprattutto dei soggetti più deboli.
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martedì, 17 aprile 2007
Comunicare
Frequentando il mondo della rete si può ben capire non solo i limiti ma le grandi potenzialità. Ho conosciuto qui diverse persone che hanno avuto fino adesso un ruolo nella mia professione e quindi nella mia vita: c'è chi mi ha contattato come studioso di storia medievale,e quindi sono nate collaborazioni e pubblicazioni. C'è chi lo ha fatto per i corsi on line, ma a partire da quelli sono nate buone conoscenze, e non solo italiane. Gente che ha condiviso con me anche i propri spazi privati, in maniera sempre molto gentile. C'è chi lo ha fatto qui, su questo spazio di comunicazione interpersonale. Io certo lo ritengo solo un punto di partenza, non certo di arrivo, ma la potenza del mezzo fa sì che si possa essere quasi amici pur essendo distanti, da un punto all'altro dell'Italia, cosa impossibile fino a pochi anni fa. Per questo, pur vedendo i limiti del mezzo, continuo a esserci. Comunicare, condividere un pezzo di questo strano pellegrinaggio delle parole, virtuale e reale assieme, mediato ma anche emozionale. E' questa la forza del blog, di internet, del multimediale. L'unica cosa è che questi nostri libri virtuali, in cui scriviamo pagine fatte di bit, forse un giorno spariranno. Ma in fin dei conti che importa? Quando fra un po' non ci sarò più, sarà finita la mia comunicazione e spariranno tutti i miei scritti, i miei pensieri, è naturale, a meno che qualcuno non voglia pubblicare a stampa queste piccole riflessioni. E' però importante esserci qui, adesso, e parlarne con voi. Se volete.
Claudio Attardi
attardiclpat@libero.it
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martedì, 10 aprile 2007
Oltre il blog
Continuando il nostro discorso, vorrei dire che quando ho aperto i miei spazi nel web, il sito, la Mailing list, le lezioni, gli mp3 ed infine il blog, ho aperto con una prospettiva ben precisa. Il sito è una specie di "agorà", di piazza dove ritrovare nello spirito dell'uomo medievale le radici della nostra storia attuale, quotidiana, personale. Qui però gli interventi sono articoli da leggere e non c'è possibilità di intervenire. Un passo avanti l'ho fatto con la Mailing List. Da lì ci siamo conosciuti tra appassionati della materia, abbiamo fatto persino convegni e pubblicazioni assieme. Qui nel blog invece c'è ancor più possibilità di interazione. Ognuno tratta i suoi argomenti preferiti, ma, per quello che riguarda la mia esperienza, il blog sta diventando il punto di partenza per conoscenze ed amicizie, tanto che alcuni telefonano o mandano sms al cellulare ufficiale del blog, che è anche quello della scuola on line. e che si trova ogni tanto sotto i post. Infatti, nel blog si vuol esprimere emozioni e comunicare per condividere, altrimenti non avrebbe senso scrivere pubblicamente e tanto varrebbe tenersi un diario o i propri scritti nel cassetto. Quindi, secondo me, il blog ha senso in tale prospettiva di interazione personale e volontaria tra persone che alla fine si conosceranno, in qualche modo, senza i filtri mediatici del computer. Per costruire una community di persone, non di fantasmi, per usare i media e non per subirli, per costruire una società nuova, dove ritorni il rispetto e la condivisione.
Claudio Attardi
giovedì, 05 aprile 2007
Blog e comunicazione
Continuando a riflettere su questo nostro modo di comunicare, e riprendendo un commento degli ultimi visitatori, sto pensando a come questo universo virtuale, in cui tutti noi, protetti da computer e nickname, possiamo liberamente esprimerci, diventa a volte più reale di ciò che in realtà mostriamo nella vita di tutti i giorni. Qui ciascuno può sentirsi libero, come in uno spazio che è sì privato, perchè protetto dal mezzo di comunicazione, ma è anche pubblico, perchè ciascuno in fin dei conti è contento di avere visite e commenti dagli altri. Qualcuno mi ha detto: "Ma se tu vedi i limiti di questo strumento e li vedi anche stretti, perchè continui a utilizzarlo?" La risposta è semplice e complessa. La cosa più semplice è che internet in tutti i suoi aspetti è un potente mezzo di comunicazione, una vetrina nella quale mettere i propri prodotti, siano essi prodotti commerciali , o intellettuali, siano le vicende di una vita come tante altre e che a volte può andar stretta a chi si esprime. Desiderio comunque di trascendersi, di superarsi, in qualche maniera, e di lasciare il segno. La risposta diventa più complessa nel momento in cui, come succede sempre più spesso, il blog diventa un mezzo per una conoscenza più completa, come succede nelle chat o nei siti, o nei contatti via mail. Infatti sta diventando sempre più frequente il caso di persone che si conoscono a partire da questi mezzi, e magari diventano anche amici, o collaborano per progetti o lavori on line ( come è successo anche a me) o addirittura decidono di mettersi insieme e di formare una famiglia. E se allora questo è il punto di partenza per questi risultati, evviva internet, i blog, e gli inventori di tutto questo.
AUGURI A TUTTI DI BUONA PASQUA
Claudio Attardi
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martedì, 03 aprile 2007
Passione
«L'anima è triste fino alla morte...
Eppure il libro della vita
è giunto alla pagina più preziosa
di ogni cosa sacra.
Ora deve compiersi ciò che fu scritto,
lascia dunque che si compia.
Amen»
(Boris Pasternak, Il dottor Zivago)
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