Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


lunedì, 29 gennaio 2007
 

Ritorno

Ciao a tutti, dopo una breve pausa sono di nuovo collegato da casa. "Alice" fa il suo dovere e tutto sembra andare per il meglio. Ma il filo della comunicazione con voi che mi leggete in realtà non si è mai interrotto. E' un filo che ci lega, noi, perfetti sconosciuti, che ci raccontiamo l'uno all'altro senza vederci, navighiamo e vaghiamo senza muoverci da casa, la cui voglia di raccontare e raccontarsi non dorme mai, come un lento ribollire dell'anima, desiderosa di espandersi e curiosa di conoscere, sia pure al riparo di un computer. Avrà senso tutto questo? Sarà la nostra vera amicizia, vera comunicazione, vero rapporto di conoscenza? O rimarrà solo una passeggiatia in un video gioco, in una  realtà solamente virtuale? Forse sarà la nostra una fuga dalla realtà? o un modo di esprimere ciò che non riusciamo? Quale il motivo del nostro vagare qui? Vorrei che alla fine qualcosa rimanesse veramente, che non sia tutto divorato dalla superficialità, dalla debolezza di questi mezzi, o dalla sfiducia indotta da tante notizie. E' forse un sogno, ma lasciatemi sognare un posto dove c'è un po' di gente con cui stare a proprio agio e potersi fidare. Ogni tanto fa bene.

Claudio

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postato da claudioattardi | 18:25 | commenti


venerdì, 26 gennaio 2007
 

Viva la libertà!

In questi giorni sono senza internet in casa ( per cambio gestore adsl), si è rotto un telefonino (un numero privato) e per tv non c'è che il nulla (vedi GF ecc.). Ora senza cellulare, senza computer e a tv spenta ho fatto un salto all'indietro di 10/20 anni. Accesa la radio (ci ho anche lavorato in radio, una passione mai sopita) oppure aperto un libro, le serate si sono di colpo come dilatate: silenzio soffuso, niente imbambolamento davanti al monitor o allo schermo, per parlare con qualcuno si alza la cornetta come ai bei tempi.  Oppure si va al cinema, a teatro, o a fare una bella passeggiata, approfittando dell'inverno tropicale. Insomma si sopravvive. Forse pensando che è solo un periodo. Come un ritorno alll'infanzia, quando (negli anni '60) il mondo era in bianco e nero, ma a misura di comunicazione. Che dire? Questi mezzi mi mancano anche un po',e anche voi mi mancate, cari amici, ma si sopravvive, si sopravvive... Ci sono molti modi di vivere felici e sereni. Ciao!

Claudio Attardi

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sabato, 20 gennaio 2007
 

Lo stagno e il fiume

La nostra è una società statica o dinamica? E noi, cerchiamo o rifuggiamo il cambiamento?

Preferiamo un tranquillo stagno o un fiume, molto più pericoloso e dinamico? Questa domanda non è frutto del caso. Io stesso, comunicando via Internet, mi rendo conto che bisogna porre molta attenzione all’uso dei mezzi di comunicazione. Essi ci permettono certamente di essere in contatto in tempo reale tra di noi che stiamo distanti l’uno dall’altro, e che abitiamo in continenti diversi, in diversi luoghi d’Europa o dell’Italia. E’ una cosa bella, ma c’è un rischio. Il rischio è quello di affidare il proprio contatto con il mondo esterno non più al confronto diretto con le persone, all’amore, all’affetto, all’amicizia, al calore umano, ma ad una comunicazione sempre più mediata, impersonale, certamente più difficile ormai. Non si parla quasi più, si chatta, o si lanciano messaggi SMS. Oppure non si dialoga, si accende il televisore e si evitano così complicazioni e conflitti. Meglio rimanere nello stagno. Il fiume del confronto può diventare pericoloso. La nostra società attuale, in tal senso, è la negazione dello spirito del pellegrinaggio, come senso della vita. Che è percepita come chiusa nel tempo, con l’illusione che questo tempo sia un valore infinito, dilatabile a dismisura. Si pensa che la scienza, la tecnica e la forza della ragione possano sconfiggere il limite invalicabile della morte, e che la nostra esistenza possa quindi non essere più un passagium, ma un eterno presente materiale. Fateci caso a come si tenta di frenare in tutti i modi il processo di invecchiamento, di rigenerarsi, di clonarsi. Ora, nei suoi principi questa aspirazione è legittima, ci mancherebbe. Tutti abbiamo diritto alla salute ed al benessere, fisico e psichico. Ma troppo spesso tutto questo si trasforma in un mito, in un illusione, perché è venuta a mancare la dimensione trascendente della vita. Il mito dell’eterna giovinezza, già presente tra gli antichi greci, ritorna prepotentemente, e rimbalza nei mezzi di comunicazione, in internet, nelle foto di corpi perfetti. Così, una legittima aspirazione umana, trasformata e buttata in pasto ai più deboli, senza un equilibrio spirituale diventa qualcosa che ci si sta ritorcendo contro. E la solitudine, il senso di smarrimento e la confusione aumentano giorno per giorno.

Claudio Attardi
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postato da claudioattardi | 14:21 | commenti (3)


venerdì, 19 gennaio 2007
 

Comunicare
 
Cari amici e lettori, come state? Io sono praticamente guarito, dopo sei mesi di malattia il dolore è ormai scomparso quasi del tutto. Quindi vi scrivo comodamente seduto dalla scrivania del mio ufficio, dato che in questi giorni, per un cambio di collegamento adsl , a casa internet non funziona. I miei contatti sono quindi un pochino limitati, ma non scomparsi. Anche perché c’è sempre il cellulare ( numero ufficiale del blog e di tutte le iniziative ad esso collegate) dove ogni tanto arrivano messaggi molto belli di saluto e di amicizia. E’ importante comunicare, recuperare un minimo di dialogo fra di noi, tornare a parlarci in un tempo che è sempre stretto tra mille cose da fare. E’ pur vero che non si può non comunicare, e quindi anche il silenzio e il non contatto sono comunque comunicazione, ma è comunque importante non tagliare i fili del dialogo, nella famiglia, tra amici, nella società, che ogni giorno mostra segni di violenza sempre un po’ più gravi.  E voi? State bene? Io spero molto di sì, e in ogni caso sono sempre qua, quando volete. A volte basta poco, un saluto, un sorriso, un messaggio, qualsiasi cosa per spezzare il cerchio della solitudine che spesso ci costruiamo da soli. Non lasciamoci sopraffare dalle notizie sempre brutte che ci arrivano da un clima di intolleranza e di perdita di vita ogni giorno più attuale. Sono convinto che la speranza ha ancora ragione di essere. Perché dipende da noi.
Claudio Attardi
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sabato, 13 gennaio 2007
 

Blogger: claudioattardi

L'urlo del male

E' quello che sempre più spesso si vede e si sente nei grandi mezzi di comunicazione, che ci dicono in parole povere una sola cosa: la persona umana, la vita umana non vale più niente. Interessano veramente solo tre cose: potere, denaro e individualismo. La strage di Erba non è altro, secondo me, che la punta emergente di un iceberg che, nell'esperienza quotidiana, rimane sommerso, ma c'è. Non ci si vuole più bene, non ci si rispetta più, è ormai assodato che ci si può permettere di tutto, tanto la giustizia umana è precaria e permette facili soluzioni anche ai più feroci assassini, e la giustizia divina non esiste, dato che Dio stesso è abolito dalla società dei consumi e del piacere. Quando ho aperto questo blog ho fatto più volte questo discorso. Qui, in questo blog, non c'è e non ci sarà mai nessuno che gira con il coltello nascosto, pronto a fregarvi al primo contatto telefonico o via mail. Il mio è un discorso contro corrente, lo so. Ma ci dovrà pur essere qualcuno che inizia a comportarsi con civiltà, rispetto, educazione, gentilezza, trasparenza. Senza scopo di lucro, senza avventure virtuali e senza armi. La non violenza deve iniziare qui, tra di noi, nel nostro piccolo modo di comunicare, sia pure così mediato. Solo così spegneremo l'urlo, quel maledetto urlo del male.

Claudio Attardi

Direttore "Medio & evo - Lo spirito dell'uomo medievale"

http://www.medio-evo.org

347 3489472  attardiclpat@libero.it

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mercoledì, 10 gennaio 2007
 

claudioattardi
Anime fragili
C’è bisogno di spiritualità per essere una persona equilibrata? O forse abbiamo bisogno di una legge esterna e superiore che regoli le nostre azioni, un “Super – Io”, per frenare gli istinti moralmente più torbidi ed inconfessabili, le pulsioni, come le chiama Freud? E come parlare di spiritualità in questo momento di crisi delle fedi tradizionali, quando tutto sembra a portata di un click del mouse o di un tasto del telecomando? Come, in mezzo a tanta comunicazione e a tanta solitudine? Come mai una società di anime fragili, dove la presenza di psicologi e psichiatri è costante nei gradi mezzi di comunicazione? Forse si cercano nuove forme di spiritualità, nuovi cammini, o una nuova porta dell’anima, che ci faccia capire chi siamo? E che cosa è dunque la spiritualità, che posto ha nel percorso della vita?
La spiritualità è la nostra visione del mondo, i valori fondamentali a cui costantemente facciamo riferimento, il nostro modo fondamentale di metterci di fronte a noi stessi, alle cose, alle persone, alle situazioni. Non è un metodo per estraniarsi dalla realtà, non è un metodo per fuggire le proprio responsabilità, ma è esattamente il contrario. La nostra visione del mondo infatti influenza anche inconsapevolmente tutte le nostre scelte, anche le più apparentemente insignificanti. Tutto ciò che siamo, che facciamo, che scegliamo, ha come base uno spirito, il nostro spirito; con quello ci rapportiamo a tutta la realtà, sia quella interiore, sia quella esterna. La spiritualità quindi vede l’uomo come essere capace e bisognoso di relazione. La relazione principale a cui fa riferimento la spiritualità è quella con Dio. E non una divinità qualsiasi. Relazione significa infatti interazione e questo, per una vera spiritualità è pienamente possibile solo con un Dio personale e trascendente. Qui il nostro viaggio si incrocia di nuovo con gli uomini del Medioevo. Essi vivevano la relazione con Dio come normale, quotidiana, naturale, Un rapporto personale, come un vassallo con il suo signore. Non era semplicemente questione di regole o di un contratto, ma era un giuramento di fedeltà personale, basato sulla parola d’onore. Alla fine della propria esistenza, Orlando, il paladino di Carlo Magno cantato nella Chanson de Roland  muore per difendere l’ imperatore dai Mori. E la sua morte acquista senso proprio per la sua visione spirituale, per quel legame personale con Carlo, suo signore in terra, e Dio, suo Signore in cielo:
«Il conte Orlando è steso sotto un pino:
verso la Spagna ha rivolto il suo viso.
A rammentare molte cose comincia:
tutte le terre che furon sua conquista,
la dolce Francia, quelli della sua stirpe,
il suo signore, Carlo, che l’ha nutrito:
né può frenare il pianto od i sospiri.
Ma non vuol mettere nemmeno sé in oblio:
le proprie colpe ripete e invoca Dio:
‘O vero Padre, che mai non hai mentito,
tu richiamasti san Lazzaro alla vita,
e fra i leoni Daniele custodisti;
ora tu l’anima salvami dai pericoli
per i peccati che in vita mia commisi!’
Protende ed offre il guanto destro a Dio:
dalla sua mano san Gabriele lo piglia.
Sopra il suo braccio or tiene il capo chino:
a mani giunte è andato alla sua fine.
Iddio gli manda l’angelo Cherubino
E san Michele che guarda dai pericoli.
Con essi insieme san Gabriele qui arriva.
Portano l’anima del conte in Paradiso»
 
 
    Oggi per noi è diverso, sicuramente più difficile. Gli uomini medievali, riflettendo sul rapporto tra Dio ed il credente, lo pensavano e lo vivevano come il rapporto con un signore, a cui rendere omaggio e fedeltà fino alla morte. Ma il credente, che non aveva immediatamente visibile l’Altro, doveva per forza basare questo rapporto sulla fede. Fede che però “non distrugge la ragione ma la porta a compimento” (Tommaso d’Aquino). Il rapporto tra ragione e fede può essere molto simile a quello che passa tra psicologia e spiritualità, dove la psicologia è dal lato della ragione e la spiritualità dal lato della fede: tutte e due comunque indispensabili, non solo per i credenti, ma per l’uomo in genere. E voi cosa ne pensate? Fatemi sapere.
Claudio Attardi
347 3489472
 
 
postato da claudioattardi | 10:23 | commenti