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sabato, 21 ottobre 2006
Viaggiatori dell’anima
“Quattro sono le strade per Santiago, che a Puente la Reina, ormai in Spagna, si riuniscono in una sola” ( dalla Guida del pellegrino di Santiago).
“Tu non mi chiedi quale sia il modo di vita che convenga, o quale luogo debba essere scelto per camminare nella via di Dio nello stato d’animo in cui ora sei. Né potrei saperlo, a meno che io non venga a bussare alla porta del tuo cuore e tu non mi faccia parte dei sentimenti che ti agitano, e che tu non riveli in tutta semplicità ciò in cui l’uomo vecchio si oppone alla realizzazione dell’uomo nuovo. Io pregherò Dio per te, fratello amato,…esortandoti nel contempo a scegliere il modo di vita che Dio ti avrà ispirato” (Ivo di Chartres, PL, CLXII, coll. 49 ss.).
Due voci di fronte a noi, due viaggi dell’anima, così diversi e così uguali, così lontani e così vicini. Esperienze antiche dello spirito, ritornate oggi, come onda che batte sullo stesso scoglio, perché se siamo pieni di ogni cosa, siamo anche sempre inquieti, sempre alla ricerca. E’ una ricerca che viene da lontano, un viaggio dell’anima nell’anima, per trovare il senso di sé, e con questo il senso della vita, la conferma di noi di fronte a noi e di fronte all’altro. Un giorno un uomo invitava i propri ascoltatori a questo viaggio, dicendo “conosci te stesso”. E quel viaggio, iniziato più di due millenni fa, non è mai finito.
E’ strano questo fatto. Fuori di noi c’è un mondo fatto di tecnologia, di strumenti interattivi, di macchine per comunicare sempre più precise, veloci, sintetiche. Sembrano lontane le fatiche di quei pellegrini medievali, che sulla via di Santiago, o su quella di Gerusalemme o di Roma, passavano mesi di cammino, pericoli e stenti. Oggi la fatica sembra tutta in quel conosci te stesso, un traguardo quasi irraggiungibile, mai finito, come mai è finita la nostra evoluzione ed il nostro cammino dell’anima. Chi potrà aiutarci in questa impresa, affascinante e cercata da tutti? Lo Spirito di Dio, che “riempie l’universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce”, ci aprirà quella porta? O sarà lo spirito dell’uomo, che ancor oggi riflette su se stesso, attraverso conoscenza, comunicazione e cambiamento dell’anima? Come trovare la maniera, la luce che illumina ogni uomo, la via, la verità e la vita? L’unico modo, ho pensato, è quello di mettermi all’ascolto. Ascoltare gli uomini che mi hanno lasciato l’esperienza del loro cammino, il cammino nell’anima. Uomini antichi, pieni di fede e di spiritualità, o uomini di oggi, che nella ricerca del Sé e nella comunicazione hanno creduto di trovare la chiave per aprire quella porta misteriosa, la porta dell’anima. Ascoltare, in un epoca difficile, dove tutto è veloce, frenetico, dove c’è troppo rumore e troppa confusione. Ma fermarsi almeno un po’, rompendo gli schemi del fare sempre e comunque qualcosa. Un viaggio che è partenza verso la meta con il desiderio del ritorno. Un viaggio dal quale non si ritorna uguali a prima, ma cresciuti, cambiati, rinnovati forse. Perché rinnovando noi stessi, faremo nuova la realtà.
Claudio Attardi,
"Dal Medioevo al Duemila - Sentieri spirituali per un cammino nel Terzo Millennio", Senigallia, 2002.
http://www.medio-evo.org
347 3489472
giovedì, 12 ottobre 2006
Ci vuole un fisico bestiale
....per resistere agli urti della vita, diceva una nota canzone di Luca Carboni. In effetti, da quando mi sono ammalato la dimensione della vita ha assunto un ritmo diverso, segno che come sempre " il problema non è il problema ma come noi vediamo le cose". I leggeri miglioramenti in un quadro clinico molto fastidioso sono sempre assorbiti dal dolore, che ancora si fa sentire. Anche se sinceramente non capisco se sono io a farla lunga o è proprio l'ernia del disco a essere così. Cmq è un'esperienza a cui sono stato chiamato e che servirà sicuramente a capire meglio cose, persone e situazioni. Sono costretto anche a diradare i momenti in cui sono seduto al computer, essendo una posizione critica per questo tipo di patologia. Ma come vivere una dimensione di doloroso fastidio ( chiamiamolo così)? Come posso viverlo io, uomo di quasi 50 anni, fino adesso in piena salute e abituato a curare, più che ad essere curato, ad ascoltare piuttosto che ad essere bisognoso di ascolto? E' questa una bella domanda, alla quale lascio a voi la risposta. Come avete vissuto o come vivete la dimensione della malattia, fosse anche una cosa semplice come questa? Vi chiudete in casa e staccate il telefono? Oppure uscite lo stesso? Realismo o speranza? cosa prevale? Anch'io, in questo momento, ho bisogno di qualche parola in più, di qualche riflessione in più. Conto su di voi.
Claudio Attardi
347 3489472
lunedì, 02 ottobre 2006
Gioia e dolore
Questo è un periodo strano, cari amici, particolare. In pochi mesi mi sembra di vivere tutto assieme il destino di ogni essere umano, tra gioia e dolore, sconforto e speranza, tra il riso e il pianto. In bilico tra terapia e intervento, con dolori quotidiani spesso difficilmente sopportabili, e io che insisto a non prendere farmaci, perché danno troppi effetti collaterali, intanto arrivano notizie belle e inaspettate. Infatti il corso on line di spiritualità e psicologia, arrivato ormai alla sua quinta edizione, è stato recensito da una prestigiosa rivista europea di studi umanistici, edita dalla SISMEL (Società Internazionale di Studi per il Medio Evo Latino). Vi garantisco che non è facile essere citati da questi professori, che sono ai massimi livelli italiani per gli studi medievistici, e che sicuramente hanno presenti tantissime iniziative meritevoli di pubblicazione. Eppure, come un dono di Dio, è arrivato questo, che è il secondo riconoscimento, dopo quello del libro Dal Medioevo al Duemila. Per farvi un esempio banale, è un po’ come per un ristorante entrare nella guida del Touring Club o del Gambero Rosso. Grande gioia quindi, in questi giorni di dolore e di momenti non facili da affrontare. Io, a proposito di questo, ringrazio tutti coloro che mandano auguri via e messaggi sms. Amici, questo vostro affetto è una vera terapia, senza contro indicazioni, che mi spinge ad andare avanti in questo lavoro, con coraggio e nonostante tutto. “Medio & evo” deve rimanere un’iniziativa di alto livello aperta a tutti. Scienza storica e divulgazione in rete possono convivere, con la fede che, anche in questo momento delicato, non sono mai solo.
Claudio Attardi
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