Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


lunedì, 25 settembre 2006
 

Ritorno
 
     Cari amici, dopo un po’ di giorni, in altalena tra paure e speranze, dolore e sconforto, le cose cominciano ad appianarsi. Fino due giorni fa non avrei potuto fare a meno di farmaci per starmene un po’ senza dolori, invece adesso la cosa sta diventando più sopportabile e comunque passeggera. Le cure di una efficiente ditta di “restauratori”  (fisiatri, osteopati e fisioterapisti) sta dando rapidi frutti positivi. Intanto il corso on line è cominciato, con diversi nuovi iscritti, e spero che possa essere comprensibile da tutti. Io cmq rimando sempre al programma che è presente all’indirizzo http://www.medio-evo.org/corsodispiritualita.htm 
e invito tutti voi a frequentarlo o quanto meno a iscrivervi e ricevere le lezioni mensili sulla mail, riservandovi magari di leggere con calma quando avrete più tempo. Insisto su questo, soprattutto perché sono convinto che vi piacerà, e che troverete in quelle lezioni tanti spunti interessanti di riflessione e di studio. In fin dei conti 20 € sono solo una cifra simbolica, e il libro, che riceverete, è facile e bello da leggere, tanto è vero che sta arrivando ormai alla ristampa. Quindi conto su di voi! Colgo anche l’occasione per ringraziare tutti quelli che stanno mandandomi messaggi sul cellulare che fa anche da segreteria, e che mi chiedono notizie sulla mia salute, oppure sul corso. Va tutto bene, siete veramente delle persone meravigliose, gentili, discrete, e io non mi pento di avervi lasciato questa possibilità, perché so bene quanta brava gente c’è in giro per la nostra Italia. E lo confermo.
Claudio Attardi
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mercoledì, 20 settembre 2006
 

Il fiume della comunicazione
 
     Un passo del libro della Sapienza dice: “Lo Spirito del Signore riempie l’universo, e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce” . Questa semplice poesia, fatta di tre versi, apre veramente orizzonti infiniti di luce e di gioia. Noi non siamo mai soli. In realtà se ci sentiamo soli è perché ci siamo chiusi in noi stessi e ci siamo infilati con le nostre azioni nel paradosso della non comunicazione, una specie di stagno putrido fatto di egoismo e di non ascolto. Invece “Lo Spirito del Signore riempie l’universo”. È come un fiume impetuoso che sostiene l’universo, con un amore che è come un cerchio, che dal Padre si rispecchia nel Figlio nello Spirito santo e a cui il Figlio risponde continuamente con feed –back d’amore verso il Padre nel medesimo Spirito. 
     Ora questo fiume di comunicazione non può non abbracciare tutte le cose, che ha creato con lo stesso amore. Abbraccia la natura, il cielo, le stelle, la terra, il mare, le piante, che rispondono con la comunicazione non verbale fatta di meravigliosi colori, splendidi fiori e frutti di ogni specie. Abbraccia ogni animale, che risponde a questo abbraccio con comunicazione non verbale fatta di versi e canti. Non c’è bisogno di parole. Quanto la mia gatta fa le fusa o miagola e si struscia perché sta per avere il suo cibo, o dorme tranquilla dopo aver giocato, sono sicuro che così ringrazia la Divina Provvidenza che per mano mia le fornisce cibo e riparo. C’è una sola creatura che può rispondere volontariamente a questo abbraccio o rifiutarlo paradossalmente, ponendosi fuori dal fiume della comunicazione d’amore. E questi purtroppo siamo noi. Quando ci chiudiamo nel paradosso dell’egoismo e presumiamo di poter essere noi la fonte della comunicazione e della vita, e di poter fare a meno di quell’abbraccio divino che ci sostiene ogni momento, allora ci condanniamo con le nostre mani alla schizofrenia spirituale, al paradosso della creatura che si vuol mettere al posto del Creatore della comunicazione, cioè della vita.   In effetti, di fronte a quell’abbraccio divino è difficile mentire, perché si offre continuamente a noi, e ci abbraccia anche se noi non vogliamo. E’ l’abbraccio della croce.
     Ma non basta. Non solo il fiume della divina comunicazione sostiene ogni creatura e l’abbraccia, ma “conosce ogni voce”. I rumori della terra, delle piante e degli animali. Ma soprattutto conosce la voce del Padre che nello Spirito dice al Figlio “Tu sei il mio Figlio prediletto”, a cui il Figlio risponde “Abbà, Padre”. A questa voce che risponde siamo associati anche noi, che però abbiamo una grande responsabilità, perché possiamo anche rifiutare la voce del Padre.
Ma quando siamo nei momenti più difficili o duri del nostro cammino, e magari parliamo a noi stessi, o piangiamo e ci dibattiamo, Lui è sempre lì, ad ascoltare la nostra voce. E la conosce nei minimi particolari, nella sua comunicazione verbale e paraverbale. Lui conosce e ci ama. E’ questa la fonte della comunicazione, della vita e della gioia, che non verrà mai spenta. basta che noi l'accendiamo.
Claudio Attardi
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lunedì, 18 settembre 2006
 

La preghiera come terapia
 
(tra psicologia e spiritualità)
 
Cari amici e lettori, in questi giorni di malattia, all’inizio delle cure anti infiammatorie e di fisioterapia, vi chiedo di pregare per me, qualsiasi religione o fede professiate, e comunque di trasmettermi energie positive, perché sono fondamentali di fronte a qualsiasi tipo di malattia. A riprova di questo vi regalo un supplemento ad una lezione on line tenuta l’anno scorso, e che si intitola La preghiera come terapia. Grazie cmq dei vostri sms, delle mail e dei commenti, insomma di tutto l’interesse e l’affetto che mi state trasmettendo.
 
Qualche anno fa uno alcuni medici americani fecero un esperimento su pazienti cardiologici.Presero un gruppo di circa 700 pazienti, li divisero in due, e per un gruppo continuarono le solite terapie, mentre per un altro fecero pregare delle persone, a loro insaputa, per la guarigione o per un sollievo della malattia, in aggiunta alle terapie mediche ed ai protocolli consueti. Ebbene i pazientiche ricevevano le preghiere, a loro insaputa, ebbero sensibili miglioramenti ed accelerarono il loro processo di guarigione. I medici notavano anche che altri pazienti che pregavano guarivano più facilmente, o più facilmente rispondevano alle cure, o trovavano sollievo nella loro malattia. La ricerca fu pubblicata da American Sciences, ed io stesso ebbi modo di leggerla sul supplemento“Salute” del quotidiano “La Repubblica”, non certo di ispirazione cattolica o religiosa. Si è vistoanche che i tipi di preghiera a carattere ripetitivo, come il Rosario, o il nome di Gesù ripetuto 100 volte, o la preghiera del cuore dei monaci ortodossi esicasti (Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di me peccatore, recitata in greco) provocano un abbassamento del ritmo respiratorio da 20 – 25 fino a 14 –15, che corrisponde al ritmo di base cardiaco sistole – diastole e determina quindi un abbassamento della pressione sanguigna verso i valori normali. Una vera e propria tecnica di rilassamento, quindi, anche se inconsapevolmente attuata. Per un credente questi riscontri scientifici non sono altro che una conferma della propria fede, e dello straordinario potere di guarigione fisica della preghiera, attestata da innumerevoli miracoli ed eventi disseminati lungo la storia umana. In particolare il miracolo è un evento di salvezza, si svolge in un contesto di preghiera e di fede, o porta verso di essa, ed è una guarigione istantanea o rapida di una patologia incurabile o a prognosi infausta, o di un evento traumatico irreversibile, o della ripresa in vita di una persona dichiarata clinicamente morta, insomma un evento che la medicina definisce come “scientificamente inspiegabile”. La preghiera quindi sembra, in certi momenti, una forma di terapia efficace sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psicologico, in quanto i pazienti che pregano o che sono sostenuti dalla preghiera sembrano in grado di superare meglio il trauma psichico di una grave malattia, accelerando la guarigione, o aumentando la consapevolezza, o accettando i cambiamenti che un evento traumatico irreversibile o una patologia cronica porta nella vita di ciascuno. Ancor oggi non sappiamo dire con esattezza scientifica a che livello agisce la preghiera; certo il credente può dirci che agisce nel cuore, o nell’anima, ma queste sono categorie filosofiche, religiose, non certo scientifiche o mediche. Abbiamo avuto dallo studio americano qualche parametro in più, ma dove esattamente la preghiera agisca, in quale meccanismo biologico, chimico, o psicologico, e quali sostanze essa sia capace di far rilasciare al nostro organismo in maniera di arrivare alla guarigione, non sappiamo dirlo ancora: “scientificamente inspiegabile”.
Anche a livello psicologico sembra che la preghiera favorisca il rilassamento, aiuti il decentramento da se stessi, favorisca a migliorare la consapevolezza di sé, degli altri, del mondo, della società. Forse è per questo che i grandi mistici sono stati sempre e profondamente uomini del loro tempo. La preghiera non è fuga dalla realtà, e se diventa questo non è vera preghiera ma una forma di nevrosi. In quanto rapporto con un Dio personale (altrimenti non è vera preghiera), essa aiuta quindi a sviluppare il nostro essere non come Io egocentrico e monolitico, ma come “essere narrativo”, aperto al dialogo, alla conoscenza di sé e degli altri, alla comunione interpersonale e, per chi crede, dell’Altro come fine ultimo. La preghiera aumenta la soglia del dolore (chi prega lo sente meno), aumenta le endorfine (cioè le sostanze antidepressive naturali prodotte dal cervello), aumenta le motivazioni, le emozioni positive, combatte efficacemente ansia, nevrosi, crisi di panico. Insomma, un grande coadiuvante anche nella psicoterapia, senza le controindicazioni dei farmaci. Gli ultimi studi americani quindi non fanno che confermare quello che tutti i credenti sanno per esperienza: esiste un legame profondo tra preghiera e terapia, e la preghiera è ormai considerata da molti medici di tutte le specializzazioni e da molti psicologi un potente coadiuvante alla terapia.
Claudio Attardi
segreteria per contatti o messaggi
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giovedì, 14 settembre 2006
 

Le barriere della comunicazione
 
     I diversi contatti avuti in questi quattro mesi con vari bloggers mi danno una lampante fotografia della situazione in cui viviamo, e di come è difficile poter costituire una comunità di persone oneste, rispettose degli altri, delle diverse sensibilità e situazioni. La maggior parte della gente infatti non usa questi mezzi per comunicare se non in forma nascosta, anonima. D’altra parte come dare torto a questi? E’ di ieri la notizia che a Corinaldo, a 15 km da casa mia, due fratelli, come Caino e Abele, si sono ammazzati, uno contro l’altro, è su tutti i giornali. Quindi se ci si ammazza in famiglia, come fidarsi di un estraneo (io) che dice di tenerci in contatto anche al di là del blog? Chi è costui? Perché lasciargli nome, cognome, indirizzo e numero di telefono? Da noi si dice “Con un si t’impicci e con un no ti spicci”. E purtroppo è troppo spesso vero. 
     Bene, la mia risposta è che non possiamo andare avanti così, facendo finta di essere amici o parenti e di volerci tutti bene, quando di fatto viviamo ben nascosti nelle nostre tane telematiche. E’ vero, anch’io una volta mi sono fidato, poi questa persona, al primo screzio, ha chiuso la comunicazione. Capita. Ma è anche vero quello che un giorno mi ha detto  una ragazzina (17 anni) via sms : Ma siamo sicuri che quelli che possiamo vedere negli occhi sono così sinceri come gli amici di chat o di blog? “ Bellissima domanda. Da quel giorno ogni tanto mi manda a salutare, è dolcissima, e io l’ho un po’ adottata a distanza, come una nipote in più. Lei ha avuto il coraggio dei giovani, e io ogni volta mi metto nei panni dei genitori, i suoi.
Siamo sicuri quindi che il male sia nei mezzi di comunicazione o non piuttosto in noi , in come li usiamo?
     Le barriere della comunicazione, in me, hanno avuto un effetto doppio: alcuni ormai hanno da tempo fatto il salto e si sono fidati, e io, Claudio Attardi, sottoscrivo pubblicamente la volontà di mantenere la fiducia di chi si è fidato di me. Altri vogliono tenere la propria vita fuori da questa giostra. Liberissimi, per carità. Ma il problema sociale e interpersonale è solo rimandato. Le barriere della comunicazione rimangono. Purtroppo.
Claudio Attardi
 cell. 347 3489472
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giovedì, 07 settembre 2006
 

Il dono della sofferenza

Questo titolo suonerà per molti paradossale. Oggi siamo in un contesto in cui,  persi molti valori che erano propri della civiltà contadina, e avendo invece fatto nostri modelli di ispirazione americana o cmq moderna o post moderna, la sofferenza viene relegata a trasmissioni - rotocalco o a rubriche di medicina di taglio divulgativo. Si danno spiegazioni scientifiche al male, ma non si tenta mai di dare un senso alla sofferenza. In questo periodo che, per un fortunato caso del destino o per volere del Cielo, sto sì sperimentando la sofferenza e il dolore, pur nel quadro di una malattia solamente fastidiosa e non grave, sono stato quasi costretto a guardarmi dentro, e a scoprire la profonda fragilità di cui siamo composti. Basta un piccolo frammento di cartilagine che va a toccare un nervo e tutto diventa quasi invivibile, cielo nero come la pece, tanti progetti rimandati e la vita che cambia, perché qualche cambiamento sarà permanente.

Sembrava che sarebbe sempre andato tutto liscio fino alla fine, sembrava quasi di essere solo curatori di malattia e non sottoposti come tutti allo stesso destino. Sembrava quasi di essere onnipotenti, nel corpo come nell'anima. Invece no. Oggi che sperimento il dolore, nella prima piccola prova vera che mi ha riservato il destino, ho la mente confusa. Ma una cosa, una sola emerge. La sofferenza può anche essere un dono prezioso, un dono di umiltà, di condivisione, di solidarietà con i tanti malati, nel corpo come nell'anima. E può essere anche un richiamo a ritrovarmi come creatura bisognosa di tutto e di tutti. La comunicazione, nella sofferenza e nel dolore, diventa più vera, più essenziale, si sfronda di tante cose stupide o inutili. Certo, questa è una cosa piccola, ma da cui imparare molto. Basta guardare il dolore e farlo nostro, per farlo diventare un dono di sé agli altri. Il dono della sofferenza.

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mercoledì, 06 settembre 2006
 

Il cerchio della comunicazione

Cari amici, per darvi un piccolo assaggio di che cosa si parla nel corso che sta cominciando a raccogliere adesioni, vi lascio, in via eccezionale, un brano del corso gratuito. Questo per stimolarvi ad iscrivervi, perchè chi lo ha fatto negli scorsi anni, è rimasto molto soddisfatto.Per saperne di più sulle condizioni di iscrizione potete visionare il programma al link

http://www.medio-evo.org/corsodispiritualita.htm

oppure contattarmi al telefono che fa da segreteria del corso, a cui rispondo personalmente

347 3489472

oppure scrivendomi sulla mail del sito "Medio & evo - Lo spirito dell'uomo medievale"

attardiclpat@libero.it

Ed ecco il brano introduttivo. Di più non dico, sia per lasciarvi la sorpresa, sia per rispetto a coloro che fanno il corso a pagamento.

Il cerchio della comunicazione
 
Corso di spiritualità e psicologia on line (primo livello, corso gratuito)
 
Introduzione
 
 
    Eccoci ancora a parlare di spiritualità medievale e di psicologia. Sono particolarmente contento di questo, perché una iniziativa di questo tipo, così piccola e destinata ai ancor pochi fruitori di internet per le scienze umanistiche, ha riscosso un successo che va oltre la mia persona e le mie capacità. Un dono di Dio, dunque, che sta suscitando interesse, e già questo è un segnale sociale e culturale importante. C’è desiderio di spiritualità, l’uomo ha bisogno ancor oggi di riflettere su se stesso, sul suo essere relazionato a se stesso, agli altri, a Dio, e questo è molto consolante, visto l’imperante materialismo. Questo corso è però anche per me l’occasione di mettere a disposizione un sapere accumulato in anni di studi storici e teologici, e che chiede solo di essere diffuso, come una testimonianza, per essere, spero, di utilità a tutti voi che lo seguite. 
    Quest’anno faremo un altro esperimento, un altro stimolante confronto, nato da un ottimo suggerimento, leggere un classico della psicologia “Pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick e collaboratori. Un gran bel libro, che, partendo dall’esperienza di un centro di salute mentale di fama mondiale come quello di Palo Alto in California, sposta la sua attenzione sulla comunicazione umana in generale e sui suoi meccanismi pratici ( ecco perché pragmatica), sulle sue regole, scritte e non scritte, consce ed inconsce. La conoscenza della comunicazione patologica quindi è l’occasione per scrivere già nel 1967 come saranno le caratteristiche della futura società della comunicazione. Ma la lettura del libro ( anzi dei due libri, compreso Change, sempre dello stesso autore) mi ha dato subito l’impressione di qualcosa di non originalissimo. Sembrava cioè che gli americani avessero recuperato un sapere antico, e che lo avessero applicato al loro studio. Poi , alla fine di Change, è saltata fuori la frase che cercavo: “In sostanza, abbiamo voluto dare a idee antiche un’espressione moderna. Se fossimo stati competenti in materia, avremmo potuto elaborare la nostra tesi su una base prevalentemente storica, anziché clinica…” Ecco il déjà vu! Ecco perché sentivo questo lavoro come pieno di intriganti indicazioni per uno storico, soprattutto per uno storico della spiritualità, dove storia, psicologia, filosofia, religiosità e fede, vita vissuta e scelte di libertà si condensano in quell’inestricabile crogiuolo che è la vita umana. Ho divorato praticamente i due libri in un mese, e poi, con pazienza, ho cominciato a ritrovare i collegamenti, non solo con i concetti, ma con la vita vissuta da uomini antichi, gli uomini medievali. Questi links sono apparsi chiari, sempre più chiari con il procedere della lettura, e saranno il filo conduttore per un confronto serrato ed affascinante tra due società della comunicazione, quella medievale e quella contemporanea.
 
Se vi interessa proseguire nella lettura sapete come fare.
Claudio Attardi
 
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lunedì, 04 settembre 2006
 

CANTICO Is, 38, 10-14. 17-20  

Cantico di Ezechia quando fu guarito da una grave malattia


Io dicevo: «A metà della mia vita
me ne vado alle porte degli inferi;
sono privato del resto dei miei anni». 

Dicevo: «Non vedrò più il Signore
sulla terra dei viventi, 
non vedrò più nessuno
fra gli abitanti di questo mondo. 

La mia tenda è stata divelta e gettata lontano,
come una tenda di pastori. 

Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
mi recidi dall'ordito.
In un giorno e una notte mi conduci alla fine». 

Io ho gridato fino al mattino.
Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa. 
Pigolo come una rondine,
gemo come una colomba.

Sono stanchi i miei occhi
di guardare in alto. 

Tu hai preservato la mia vita 
dalla fossa della distruzione,
perché ti sei gettato dietro le spalle 
tutti i miei peccati. 

Poiché non ti lodano gli inferi,
né la morte ti canta inni; 
quanti scendono nella fossa
nella tua fedeltà non sperano.

Il vivente, il vivente ti rende grazie
come io faccio quest'oggi. 
Il padre farà conoscere ai figli
la fedeltà del tuo amore.

Il Signore si è degnato di aiutarmi;
per questo canteremo sulle cetre 
tutti i giorni della nostra vita,
canteremo nel tempio del Signore.

L'aiuto divino di cui parla il re Ezechia è arrivato anche a me in questi giorni. Si è manifestato nelle decine di messaggi di auguri e di incoraggiamento da parte dei lettori di questo blog. Grazie, anche se non vi conosco, grazie a tutti di cuore, siete stati generosi in parole e in consigli. Questa è una bella terapia, ve lo assicuro, senza effetti collaterali. Un abbraccio.

Claudio

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domenica, 03 settembre 2006
 

Cocci sparsi

Sono cocci sparsi a terra

quei progetti e quelle idee,

le abitudini e le sfide

consumate nel rumore dei giorni.

Un po' di vento e la canna si spezza

un temporale

e non rimane che grandine.

Siamo solo polvere di vita

se Tu, Signore, non sei con noi.

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venerdì, 01 settembre 2006
 

A tutti gli amici e i visitatori del blog
 
Purtroppo la diagnosi che avevo fatto si è concretizzata, d’altra parte era talmente evidente… Ernia del disco, non è grave, c’è di molto peggio in giro, basta che faccio una passeggiata nei reparti del mio ospedale. Cmq una rogna, che limita di molto le possibilità di star seduto, guidare, portare pesi e fare tutti quei lavori un po’ pesanti che un qualsiasi uomo di casa è periodicamente chiamato a fare: spostamento di mobili leggeri, tinteggiature, pulizia dell’automobile, trasporto delle cose più pesanti della normale spesa di una famiglia. E questo a neanche 50 anni. L’operazione non si deve fare, per fortuna e per adesso, ma non si sa se è meglio o peggio, perché il dolore, inevitabilmente, comincia ad affacciarsi dopo poche ore in piedi, e anche lavorare è un problema. E poi il danno rimane, con tutti i rischi di improvviso aggravamento. Che fare? Intanto sarebbe una cosa bella se amici e conoscenti si iscrivessero al corso on line. Devo dire che qualcuno di voi ha già dato l’adesione, con generosità. Ma in questo momento ho bisogno di molto incoraggiamento psicologico, e anche questo potrebbe essere una buona occasione d’amicizia. Lo so che non c’è molto tempo, che si passa la vita più in macchina che a leggere, lo so che è difficile e che ci sono mille impegni. Ma un piccolo spazio, una volta al mese, forse riuscite a ricavarlo. Pensateci. Vi lascio il link al programma e il numero che fa anche da segreteria del corso
 
Segreteria del corso
347 3489472
postato da claudioattardi | 10:20 | commenti (1)