Lo spirito dell'uomo medievale

   Un punto d'incontro virtuale per ritrovare il nostro spirito, un modo per conoscerci attraverso le vicende belle e dolorose dello spirito dell'uomo medievale, per ritrovare il nostro spirito. A cura di Claudio Attardi


giovedì, 27 luglio 2006
 

Qual'è il colore della nostra vita?

Cari amici, che mi contattate sempre numerosi, e che mi volete così bene, meritate molte cose che  qui non si possono fare: un abbraccio, un bacio, una stretta di mano, una serata passata assieme. In mancanza di questo vi regalo un racconto breve, scritto alcuni anni fa, e con il quale ho vinto un premio letterario nella mia città. Lo potete leggere e stampare, ma attenzione al copyright! E' di proprietà della Biblioteca Orciari di Senigallia. In questo racconto risuona in maniera fantastica una parte della mia vita passata e presente. E la vostra vita, che colore ha? Ditemelo, se volete.

Il colore della vita

Caro Giacomo,

ieri guardavo il mare dalla mia finestra. C’era una vista meravigliosa, qui sulla terrazza : l’acqua aveva mille sfumature, di bianco, di azzurro, di verde, di blu. Il mare, appena mosso, batteva un ritmo regolare, come un respiro profondo, una vita che pulsa. Ad un tratto una piccola nuvola ha offuscato per un attimo il sole : si è alzato un po’ di vento, e il mare, dalle mille sfumature di azzurro, di bianco, di verde, di blu, è improvvisamente diventato di un grigio quasi minaccioso, a tratti più bruno, a tratti più chiaro. Le onde hanno preso corpo, e si è fatto un grande silenzio, pieno di tensione. E’ stato un attimo ; poi il sole ha ripreso forza, ed il mare è ritornato di un colore ancor più splendente, quasi bianco per il riflesso dei sassi e delle scogliere.

E pensavo a questi due anni passati, a come, da quando ho finito gli studi universitari, sono cambiato, sono cambiate le cose e le persone attorno a me, e come basta una piccola nuvola a cambiare il colore della vita. Fa quasi spavento, a pensarci bene. E’ stato un breve passaggio, quella nuvola, ma in quell’attimo le cose, le stesse cose che vedevo prima, e le persone, le stesse persone che vedevo prima, in realtà erano profondamente mutate. Tutto aveva assunto un colore opaco, indefinito, dai contorni sfumati, dall’aspetto incerto. Quella nuvola aveva rovesciato la realtà, ed aperto una ferita. Avevo perso quell’azzurro, quel bianco, quel blu, quel cielo e quel sole immobile, quasi immutabile : perché ? Quale senso poteva avere, se bastava una piccola nuvola per cambiare tutto ciò che avevo di fronte, per fare, del mare che avevo davanti, una creatura infida, dal comportamento bizzarro ed incostante ?

Quando finalmente la piccola nuvola se n’è andata, tutti i colori del cielo, del mare, del sole e dell’aria hanno assunto un aspetto nuovo, più luminoso. Ed allora quella ferita si è richiusa, il dolore si è placato, ed è nato un sentimento nuovo, una nuova consapevolezza. Mi sono reso conto che in questi anni, lunghi anni di studio, sono rimasto quasi prigioniero : vedevo il mare, ma ero troppo distratto per guardarlo nella sua profondità. Certo, il dolore e la malattia, passate sopra il cielo dell’esistenza come una macchia sanguigna, non hanno distrutto la sete di conoscenza, anzi quello studio e quella conoscenza mi hanno arricchito profondamente. Ma la sofferenza ha aperto una breccia nel cuore, chiuso ed indifferente. E’ entrata, ha sconvolto tutto quel bell’ordine che c’era dentro, ed ha mutato il colore della vita. Ricordo ancora : un malessere improvviso, la stanza che girava, il dolore che dal cuore si irradiava in tutto il corpo: a quarant’anni la vita sembrava interrompersi lì; poi il ricovero, la lunga convalescenza. Tornato a casa, inconsapevolmente avevo perso pian piano i contatti con le persone. Vivere da solo, poi non aveva fatto che peggiorare il mio carattere già timido ed introverso. Avevo anche abbandonato il pianoforte, che amavo suonare nei momenti liberi, dopo il lavoro, e che da ragazzo avevo studiato con passione, pur non facendo mai il conservatorio. Avevo regalato tutti gli spartiti, i libri di musica classica chiusi in soffitta, finiti chissà dove. Così, giorno dopo giorno, un lungo torpore si era impadronito di me, e per due anni non sono quasi mai uscito di casa, se non per andare a lavorare. Ricordo anche le numerose chiamate che mi lasciavi in segreteria, e io, che non avevo più voglia neanche di rispondere o di richiamare, per cercare delle scuse. Solo ieri mi sono come risvegliato, improvvisamente : ho guardato il mare, e l’ho amato. Nelle sue profondità ho finalmente visto l’amore e la sofferenza, uniti indissolubilmente in un’unica, inscindibile realtà, che è la vita stessa. Questa scoperta ha riempito il mio cuore, per spingerlo oltre i confini di se stesso, ed andare verso le persone, per amarle con passione, con nuovo slancio ed energia.

Così, improvvisamente, ho deciso di aderire al tuo ennesimo invito. “Vieni all’auditorium, Davide, ti prego. Oggi pomeriggio ho le prove per il concerto di domenica sera. Ho una chitarra classica nuova, ha un suono meraviglioso, voglio che tu lo senta. E poi c’è una persona che ti vuol conoscere, una pianista : vedrai, ti piacerà, suona molto bene.”. Io mi sono subito allarmato. Da quando Maria, la mia amata Maria aveva lasciato prematuramente questa vita, avevo distolto lo sguardo dalle donne. Lei mi aveva sentito suonare il pianoforte in una festa tra amici, e mentre suonavo avevo per un attimo alzato lo sguardo dai tasti, e mi ero sorpreso, nel vedere una così bella ragazza guardare me, in quel modo, con quel sorriso pieno di sentimento. Così ci eravamo conosciuti, ci eravamo piaciuti, amati ; pensavamo al matrimonio. Ma il destino, una sera, sulla strada, aveva portato via Maria sotto la sua casa, proprio davanti ai miei occhi, falciata da un’automobile impazzita per il ghiaccio. Un poco più incerto, ti ho risposto un “va bene, ci vediamo alle quattro”, niente affatto convinto. Alle quattro ero davanti al portone dell’Auditorium, un edificio antico, di stile neoclassico, in cui io e te avevamo tante volte suonato. Aprendo la porta, mi sentivo spaesato, come un animale selvatico chiuso per molto tempo in gabbia e lasciato all’improvviso nel suo habitat naturale. Sul palco scorgevo immediatamente la tua figura, che dominava in altezza e corporatura tutti i tecnici, e io, con il mio metro e settanta scarso, mi sentivo ancor più piccolo e spaesato. Di lato, davanti ad un pianoforte, un’ esile figura femminile. Suonavi Bach, ed avevi proprio ragione, perché quella chitarra ha un suono che esalta le tue doti di interprete. C’era un silenzio irreale, riempito solo da quel meraviglioso suono, che rendeva ancor più belle le tele e i soffitti affrescati della sala. Quando hai smesso di suonare, hai alzato lo sguardo, hai posatola chitarre e sei corso giù in platea : “Davide, amico mio, che piacere vederti, finalmente ! Lo sai che ti trovo bene ?” “Grazie” rispondo, ma lo sguardo correva anche al pianoforte, da cui emergeva un visetto giovane giovane, una cascata di riccioli lunghi e neri, due occhi verdi, pieni di interrogativi e di timidezza, ma anche di forza interiore. Tu, con il tuo bel carattere aperto e gioviale, non hai perso tempo : mi hai quasi trascinato di peso verso il pianoforte, e mi hai detto : “Questa è Chiara, la pianista che mi accompagna, da quando tu hai smesso di suonare”. Lei si alza, sarà stata almeno quattro, cinque centimetri più alta di me, fisico da modella. “Piacere”, riesco appena a dire. “Pensa, Davide, ha solo ventidue anni, ma già ha vinto due concorsi pianistici” dici tu, con enfasi. E io, ancora confuso : “Complimenti”. “Grazie”, risponde lei, con voce leggera, “anche lei suona il pianoforte ?” “Suonavo, ma poi con la malattia ho smesso.” Sentivo che non avrei potuto trovare una scusa più stupida e banale. Non era la malattia fisica del cuore che mi impediva di suonare, e lo sapevo benissimo, ma era una malattia del cuore inteso come centro della mia persona. Era nell’anima, che non ero mai guarito, o forse non volevo ancora guarire, pur di starmene rintanato in me stesso : in quel momento me ne resi conto. “ Continuate pure le prove, io mi siedo e vi ascolto” dico. E dopo pochi minuti la sala si è riempita dell’Adagio del concerto di Aranjuez. Era meraviglioso, e la ragazza suonava con estrema precisione, anche se a volte il suono era un poco scolastico, risentiva di studi conclusi da non molto tempo. Si erano fatte quasi le cinque e mezzo, avrei dovuto rimediare qualcosa per cena, pensavo, anche se non era ancora troppo tardi.

D’un tratto, quasi di getto, mi hai detto : “Perché non fai sentire alla nostra amica qualcosa al pianoforte ?” E poi rivolto a lei : “E’ molto bravo, ma anche molto timido, il nostro Davide”. Sentivo che avrei voluto scappare o sotterrarmi all’istante. Ma lei fa “La prego”. Io riesco solo a bisbigliare, ormai :“Ma è molto tempo che non suono, non so se neanche riuscirò a muovere le dita sul piano”. Ma lei insisteva con dolcezza e con fermezza estreme. La prima cosa che mi viene in mente è il “Chiaro di luna”, di Beethoven, un pezzo che una volta suonavo a memoria, e che tutti dicevano sapevo interpretare benissimo. Oddio, come sono imbranato, pensavo all’inizio, ma poi la vecchia passione ha preso il sopravvento, e sono riuscito ad andare avanti. Per un momento, solo per un momento, ho alzato gli occhi dalla tastiera, e ho guardato a destra, cercando il tuo sguardo, amico mio. Ed invece ho incontrato quegli occhi verdi, quel visetto giovane giovane, che mi fissava con un sorriso che non dimenticherò facilmente. E’ di nuovo scoccata la scintilla dell’arte, penso, non sono ancora da rottamare come una vecchia automobile, allora ; le mie dita sono ancora in grado di trasmettere un’emozione. Mi volto verso di te, e vedo che hai gli occhi un po’ lucidi. “Bravissimo”, mi dici, “sei sempre un grande pianista”. Io non ho la forza ancora di rispondere. Lei, Chiara, si alza improvvisamente, con un’aria indefinibile viene verso di me : io penso “questa adesso chissà cosa mi dirà: le avrò sicuramente rovinato il pezzo”. Invece no, tende la mano, mi sorride e dice : “Lei ha la stoffa del pianista : ma perché non ha continuato a suonare ?” Capivo ormai, amico mio, che tutte le scuse che cercavo, davanti a me stesso, erano solo una via di fuga. Dio mi aveva dato tanti doni, e io non potevo più sfuggire alla responsabilità di trasmettere agli altri questi doni, di mettermi a disposizione degli altri, con il patrimonio di cultura e d’arte che avevo accumulato in tutto questo tempo. Chiara dice : “Dovremmo vederci, una volta, magari suonare assieme”. Queste ragazze moderne ! Però aveva ragione, perché era troppo brava, avrei voluto ascoltarla ancora, sentivo che mi faceva bene, ma non avrei mai avuto il coraggio di farmi avanti. “Domani mattina sono libero” le dico, “le do il mio indirizzo ed il telefono, se c’è qualche contrattempo. Solo la prego, diamoci del tu. E’ vero, ho quarant’anni, ma penso che la musica possa unire musicisti di differenti generazioni”. “Va bene”, dice lei, “allora ciao, e a domani”. Sentivo il mio viso che si accalorava per l’emozione, l’apprensione e la timidezza. E quando mi sono voltato, ho incrociato il tuo sguardo : sorridevi.

E così questa mattina,amico mio, è successa questa cosa nuova. Dopo tanto, tantissimo tempo, è venuta una persona qui, a trovarmi. Erano anni che questo non succedeva. Il mio pianoforte, che una volta suonavo sempre, chiuso da tanto tempo, come accartocciato e buttato in un angolo, è stato di nuovo aperto. Era come se mi si fosse di nuovo aperto il cuore. Finalmente c’era qualcuno che era venuto a spezzare il cerchio, una presenza nuova. Una volta tanto, poi, non ero io a suonare, e devo dirti che questa cosa mi ha fatto impressione. Quel suono, così melodioso, pieno di luce e di colore, prodotto da Chiara con mano leggera d’artista, ha riempito le stanze, è uscito fuori sul mio terrazzo, si è unito ai suoni, alle luci ed ai colori del mare, in un’armonia indicibile. E’ stato come un segno : la vita ritornava nella mia casa e nella mia anima, con la sua luce, la sua armonia, i suoi colori. Se la malattia e la sofferenza serviranno ad aprire la porta del cuore alle persone che mi amano, che conosco o che forse potrò conoscere, varrà la pena di averle vissute. Quando dal male viene la crescita, quando dal dolore nasce l’amore, quando dalla morte viene la vita, sta pur certo, amico mio, che la guarigione è avvenuta, la malattia è debellata, il dolore scomparso. La vita riprende un colore ancor più splendente.

  
 
                         
postato da claudioattardi | 16:58 | commenti (4)


sabato, 22 luglio 2006
 

Tra virtuale e spirituale, oltre le barriere del blog....

In questi ultimi tempi, riflettendo sotto l'ombrellone, mi ero trovato come prigioniero della mia stessa comunicazione. Io sono uno che si esprime meglio scrivendo che parlando. Non dovrebbe essere così, perché la parola detta è sempre più immediata e più coinvolgente a livello emotivo. Quella mediata è più riflessiva, ma oggi è diventata altrettanto potente, perché essa, trasmessa da questi mezzi, è capace di comunicare alle migliaia di persone che ogni giorni ci leggono. Eppure, nonostante l'abitudine ventennale all'uso dei media, ogni tanto vado in crisi, perché ne percepisco i limiti emotivi ed affettivi. Conoscenze virtuali, mi dico, che sembrano toccare solo la soddisfazione personale di avere commenti da chi ti legge, quasi una sorta di auto compiacimento, di auto erotismo mentale. E' un termine troppo forte? A volte però è l'unico possibile, leggendo certi blog. Le barriere rimangono, mi dicevo, barriere senz'altro necessarie, a volte. Come un volo di notte, si vola sì, ma senza che ti vedano e soprattutto senza che qualcuno ti possa abbattere.

Per fortuna non è sempre così. Qualcuno, ed ogni giorno sono sempre un po' di più, sta passando la barriera del blog. Qualcuno che ha fiducia, e che voglio che continui ad averne, a tutti i costi. Qualcuno che ha deciso che una conoscenza virtuale basata su semplici commenti non basta più, e che si può passare ad una conoscenza spirituale. Basata sulla libera auto rivelazione, sulla volontà e sulla fede nella persona. E io, io ho distrutto ogni arma di offesa, la mia anima e il mio spazio virtuale sono ormai come un'oasi verde per esseri umani. Vietata la caccia, per sempre. Continuate a volare nel mio cielo. Qui potete farlo, senza paure.

postato da claudioattardi | 11:59 | commenti (13)


mercoledì, 19 luglio 2006
 

Riflessioni tra blog e ombrellone

Ho riflettuto un po' questi giorni sul senso di essere qui, a raccontare, raccontarmi e scrivere. Oggi forse le nuove generazioni sono più abituate di me a questo tipo di comunicazione. A dire il vero questo tipo di contatti mi vanno stretti. Io sono abituato a lavorare in pubblico, con le persone a contatto diretto, a parlare direttamente con gli amici, a condividere in diretta gioie e dolori. Qui invece sembra che il massimo della possibilità della comunicazione coincida alla fine con il massimo della solitudine, e forse , in fin dei conti, chi si esprime qui, è un po' solo nella vita quotidiana, o ha difficoltà di relazionarsi. Se uno avesse una vita piena, si dice, non gli verrebbe in mente né forse avrebbe il tempo materiale di mettersi a scrivere o chattare con perfetti sconosciuti, alla ricerca di qualcosa che non ha. E questo tipo di comunicazione è troppo povera, troppo limitata, tende a isolare o nascondere le persone, oppure a farle apparire diverse da come sono. Io non lo so. Certo io scrivo di storia, un sito specialistico o comunque dedicato ad un argomento forse ha una funzione diversa. Ma chi scrive qui e racconta la sua vita quotidiana o le piccole o grandi cose che fa, o i suoi sogni espressi in foto, poesie ecc, perché lo fa? Una vita reale troppo stretta? Bisogno o desiderio di scrivere (non è la stessa cosa)? Condivisione con qualcuno che sentiamo più vicino di coloro che vediamo tutti i giorni, e che non riescono a coprire le nostre più profonde aspirazioni? Riflettiamo sotto l'ombrellone, siamo in ferie e il tempo c'è.

postato da claudioattardi | 12:30 | commenti (4)


mercoledì, 12 luglio 2006
 

Chiuso (o quasi) per ferie
 
Cari amici, come tutte le attività ufficiali di internet, anche questo blog del sito “Medio & evo – Lo spirito dell’uomo medievale” http://www.medio-evo.org si prende un periodo di riposo, nel senso che verranno lanciati ogni tanto dei post, ma abbastanza raramente. Meglio, molto meglio di questi tempi una sana vita all’aria aperta e un sano distacco dal computer. Senigallia, la mia città, detta la “Spiaggia di Velluto” è cmq pronta ad accogliere con le sue numerose manifestazioni estive chiunque di voi voglia venire in vacanza ed eventualmente conoscermi personalmente, non c’è problema. Vi aspetto sotto l’ombrellone . Per chiunque lo volesse, può sempre lasciarmi un messaggio all’indirizzo attardiclpat@libero.it che è la mail ufficiale del sito. Chi vuole può telefonarmi, basta che mi lasci il suo numero sulla mail e lo contatterò per scambiarci in diretta gli auguri di buone vacanze ecc. E fin da adesso sono aperte le iscrizioni per il corso on line di psicologia e spiritualità che si tiene nel periodo scolastico, nella Mailing list di Medio & evo, iscrizione gratuita con una mail all’indirizzo medio-evo-subscribe@yahoogroups.com . E se proprio non potete fare a meno di leggermi, c’è anche il libro “Dal Medioevo al Duemila – Sentieri spirituali per un cammino nel Terzo millennio”, ricevibile contrassegno e da sfogliare con calma sotto l’ombrellone o nei sentieri di montagna. Basta che lasciate un recapito dove spedirvelo all’indirizzo mail del sito. Ci lasciamo da campioni del mondo, vi pare poco? Buone vacanze a tutti, ogni tanto sarò presente in chat, per il resto ci sentiamo più in là. Ciao, un bacio a tutti, siete sempre nel mio cuore.
postato da claudioattardi | 20:12 | commenti (3)


martedì, 11 luglio 2006
 

Spirito “mondiale”
 
    In questi giorni in Italia c’è festa, dalle grandi metropoli, fino alla piccole frazioni come quella dove abito. Le imprese sportive della nazionale di calcio in Germania hanno coinvolto tutto il paese, con una festa che non si vedeva da 24 lunghi anni. Io stesso, alla fine della gara, sono sceso con l’auto, con il traffico lungomare completamente bloccato, per fare quattrocento metri c’è voluta un ora. Ma è stato bello, indimenticabile, come questa squadra che tanto ci somiglia. Gente venuta dalla povertà, dal niente, dalla fatica anonima e quotidiana che sembra senza frutto, e che invece quando meno te lo aspetti sboccia in un piccolo o grande trionfo. E’ questo lo spirito “mondiale”, quello spirito che lancia ponti e unisce noi italiani, che troppo spesso litighiamo per particolari stupidi e pignolerie senza senso. Questa volta no. Come antichi gladiatori, come cavalieri medievali, dalla lotta e dalla fatica è emerso lo spirito italiano. Quello stesso che fa di noi una grande nazione in tutto il mondo. Noi, così diversi e così simili, noi, in cima al mondo.  
postato da claudioattardi | 13:58 | commenti


sabato, 08 luglio 2006
 

LO SPIRITO DELL’UOMO MEDIEVALE ED IL NOSTRO SPIRITO
 
 
 
C’è sicuramente un rapporto tra lo spirito dell’uomo medievale ed il nostro spirito. Esso è stabilito in parte dalle strutture psichiche dell’uomo, uguali ieri, oggi e domani, in parte da circostanze storiche che fanno della nostra età un età di sperimentazione, proprio come quella medievale. Questo tipo di prospettiva, presente sia nel mio sito che nel mio libro, non è certamente l’unica possibile; anche perché le differenze ci sono, molto spesso a nostro favore. Però quando si va a leggere qualche fonte dei maestri spirituali medievali, si capisce che essi si caratterizzano proprio per una forte analisi psicologica dell’anima, di tutti i suoi aspetti, di tutti i suoi atteggiamenti nei confronti di Dio, e quindi nell’ottica della fede. Quest’analisi psicologica non è, si badi bene, portata avanti con i metodi scientifici della moderna psicologia. Però è illuminante il fatto che i medievali pensassero al rapporto con Dio non solo come normale, ma anche come determinante ed illuminante per la psiche umana. L’uomo cioè è comprensibile solo alla luce della divina Rivelazione, alla luce di Cristo, via, verità e vita. Oggi il nostro cammino è molto più faticoso e dispersivo, e, se siamo credenti, come ho scritto, è più nascosto. La fede cristiana invece era la condizione normale non solo degli individui, ma anche della società, per lo meno nell’Europa medievale. Questa eredità è stata presente fino alla Rivoluzione Francese, e, a livello popolare, fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Il legame è comunque rimasto, proprio per l’evoluzione che subì l’Europa nel Medioevo e che anche oggi sta attuandosi, a livello politico, sociale, religioso. Anche oggi si sperimentano nuove forme di convivenza sociale, di spiritualità, di politica, di economia. Nel libro accenno più volte ad esse, ma sono comunque presenti sotto i nostri occhi, basta accendere la televisione, la radio, o collegarsi alla rete. E si può comprendere facilmente il legame genetico fra l’ Europa medievale e la nascente Europa futura, quella dell’unione europea.
Oggi noi siamo veramente progrediti, rispetto all’uomo medievale: la vita dura il doppio, è molto più comoda, molto più ricca di possibilità economiche e materiali. Ciò che una famiglia normale oggi si può permettere, per esempio a livello alimentare, non era neanche pensabile per re ed imperatori medievali. C’è però qualcosa in cui noi manchiamo, rispetto a loro. La materialità infatti ha preso il sopravvento rispetto alla spiritualità, perciò oggi lo psicologo si vede a volte costretto ad affrontare soggetti che avrebbero invece bisogno, più che di una vera e propria terapia, di un buon padre spirituale, una guida morale, qualcuno che faccia da punto di riferimento. Ma queste persone sono molto rare e molto difficili da trovarsi, in questa confusione generale che regna nelle nostre menti, nei nostri cuori, nella nostra società. Per questo, ed è la sfida del libro “Dal Medioevo al Duemila”, ho voluto anche impegnarmi ad indicare non solo ciò che i medievali dicevano, facevano o pensavano, qual’era il loro spirito, ma anche quali sono i “sentieri spirituali” che essi ci indicano per il futuro. Dalla lettura delle testimonianza tramandate emergono luci e proposte veramente molto valide per tutti noi uomini del Duemila. Per questo io stesso ho riscoperto molti valori che ormai sembrano perduti, e che vi invito a riscoprire insieme a me, leggendo il testo e seguendo queste piccole riflessioni.
 
postato da claudioattardi | 21:03 | commenti


giovedì, 06 luglio 2006
 

Dal Medioevo al Duemila
 
Domenica scorsa, e per alcuni giorni, ho messo su questo blog la copertina del mio libro, con un messaggio che ne parlava e indicava dove e come trovarlo. Sono però stato avvertito che forse si poteva prospettare la violazione delle regole del blog, e io, non conoscendole, ho preferito togliere il post, per assicurarmi ancora questo spazio di comunicazione con voi e non essere cancellato.
A proposito di questo e di tutta l’attività svolta nel sito, devo dire che si tratta di un’attività di tipo professionale, scientifica e divulgativa assieme, sullo stile di internet, ed anche il blog rientra in questa attività di storico, teologo, di persona che con voi vuol riflettere su questi nostri tempi.    Questa attività culturale non è a scopo di lucro, ed in effetti non potrebbe esserlo neanche volendo. Siamo in una crisi economica e sociale profonda, lo sappiamo tutti, e chi come me lavora in internet non riesce neanche lontanamente a coprire con questo tipo di attività neanche le spese di connessione.
Quello che però mi interessa veramente, scrivendo e comunicando con voi in questo spazio ulteriore è comunicare le mie idee, le quali si concentrano sia nel libro che nei corsi gratuiti on line. Condivisione intellettuale e sociale, quella sì che mi interessa. Il resto viene dopo, e vi garantisco che il successo e la diffusione dei miei scritti è dovuta proprio a questa condivisione di essi e alla forza del mezzo di comunicazione usato. Io vorrei prima di tutto, come tutti gli intellettuali, condividere e far conoscere le mie idee. Poi se queste porteranno qualcuno a leggermi tramite un libro o tramite le lezioni on line, tanto meglio. Ma prima di tutto è importante il rapporto di amicizia, fratellanza e condivisione con tutti voi. Il resto, come diceva S. Tommaso d’Aquino è tutto paglia.
postato da claudioattardi | 15:19 | commenti (8)