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venerdì, 30 giugno 2006

Adesso i miei lettori e le mie lettrici diventeranno ex.. o no?
Buona estate a tutti da Claudio Attardi
mercoledì, 28 giugno 2006
Grazie a tutte le lettrici e a tutti i lettori di questo blog
Vorrei con questo piccolo articolo ringraziare tutte le persone che in appena un mese si sono avvicinate numerose ai miei scritti e alle mie lezioni in mp3. Persone che con i loro contributi, consigli, esperienze, idee, stanno condividendo questo percorso con me. Persone con le quali si stanno stringendo legami intellettuali e personali che vanno “oltre le barriere”, come ho scritto in un post. Barriere che purtroppo oggi siamo costretti ogni giorno ad erigere, in una società dove la competizione estetica – fisica e quella economica hanno deteriorato i rapporti personali e sociali. Dove il rispetto è sempre più difficile da ottenere e i rapporti purtroppo diventano facilmente conflittuali. Vorrei che noi tutti facessimo uno sforzo, uno sforzo di condivisione e di onestà, di umanità e di ascolto dell’altro, di compassione per le nostre inevitabili fragilità. Ma come farlo, se i modelli che ci si propongono sono sempre più appariscenti e sempre più vuoti di valori? Come, di fronte alle piccole grandi tragedie interiori? Pensate che sono nella mia città, in meno di una settimana, questa, ci sono stati 4 (dico quattro!) suicidi. E’ purtroppo un segnale anche questo. Un segnale di persone che non trovano più né nella fede, né nell’impegno sociale o nei rapporti familiari un punto di riferimento. C’è troppa solitudine, troppa amarezza, troppa ansia in ciascuno di noi. E se qualche anno fa potevamo contare su un certo benessere economico, in questi ultimi anni è venuto meno anche questo, portando alla luce il vuoto che il consumismo lascia nell’anima di ciascuno. In questo periodo di ferie, dove avremo sicuramente più tempo per noi stessi, fermiamo questa giostra senza senso. Cerchiamo di volerci bene e di voler bene a coloro che abbiamo vicini. Può essere l’inizio, un piccolo inizio di cambiamento. Pensiamoci.
sabato, 24 giugno 2006
In questo ultimo mese e mezzo, da quando ho aperto questo ulteriore spazio di comunicazione interpersonale, molti contatti sono avvenuti. Molti hanno scritto, molti mi hanno mandato saluti con tanto affetto e umanità, molti hanno commentato queste mie piccole riflessioni. Certamente io non pretendo di avere la verità in tasca, anche se sono certamente contento che ci siano così tanti i navigatori attenti e riflessivi, e che usano questi strumenti con cognizione di causa. Parlare e confrontarmi con voi è una cosa bella. Un confronto paritario, in cui non voglio essere in alcun modo maestro, ma proporre semplicemente un modo di pensare diverso, un diverso strumento di lettura di questi nostri tempi così complessi. Strumenti di riflessione da offrire a tutti voi con passione e consapevolezza di essere comunque un semplice punto di vista tra gli altri. Sta poi a voi approfondire, completare, aiutare anche me. Comunicare è vivere e crescere tutti i giorni, ma non è possibile farlo da soli. Fare un tratto di cammino assieme ed aiutarci, è questa forse la cosa più importante, al di là di ogni mio scritto e di questo blog.
giovedì, 22 giugno 2006
Una cosa che faccio ogni tanto è quella di vagare dentro questo servizio di blog per vedere i profili degli altri bloggers. Non si tratta tanto di curiosità personale, ma di un tentativo di analizzare e riflettere su questi nostri tempi così difficili. Qui infatti ognuno mostra come un altro volto, quello che si svela sotto le varie maschere che ci portiamo addosso ogni giorno. Si approfitta della possibilità di essere anonimi per rivelare pensieri, sentimenti, emozioni e problemi profondi che ognuno di noi si porta, ancor più in un tempo storico come questo. Oggi infatti, a differenza di tempi più antichi, la libertà individuale e il pluralismo sociale porta paradossalmente ad uno stato di confusione generale e personale. Vedo quindi, qui tra i bloggers, come lo specchio profondo di una società che risente di questo stato di confusione. Così a volte mettersi in un blog significa assumere un’altra identità, forse quella vera che nascondiamo a noi stessi , la faccia nascosta della luna. Questo è anche positivo, perché ci permette di rielaborare tensioni, stress, frustrazioni e infelicità. Infatti se qualcuno ci chiedesse “Sei felice?” molti di noi, io compreso, non saprebbero come rispondere. E a volte tutte queste attività possono servire per stordirsi e non pensare.
Però non è sempre così. I mezzi di comunicazione, come televisione, radio e internet, sono anche diventati un mezzo di interazione, e quindi di pubblica utilità per tutti coloro che vogliono sentirsi parte integrante di una specie di grande piazza virtuale, un agorà, dove condividere qualcosa con gli altri. Se questo spirito di comunicazione, sconosciuto vent’anni fa, diventerà lo spirito del nostro essere qui, con rispetto delle diversità e reciproca crescita, allora potremmo dire che il nostro metterci in gioco può servire a cambiare in meglio la qualità delle nostre vite.
Claudio Attardi
attardiclpat@libero.it
mercoledì, 21 giugno 2006
Quella piccola strada di campagna si apre, quasi di nascosto, dietro una curva, dopo un incrocio un po’ complicato, tra una chiesa, un po’ di case, e la grande strada rotabile. Dalla pianura, a pochi passi dal mare, il paesaggio si muta all’improvviso. La collina nasconde la vista a tutto il resto, poche case sparse qua e là, isolate, qualche campo arato o seminato, vigneti e olivi. E la stradina sembra danzare, volteggiando in equilibrio sul fianco della collina, con la terra che, da nera ed umida, diventa chiara, sabbiosa, si trasforma in tufo. Un laghetto fa da sfondo alla vallata, millenni fa qui c’era il mare, ora una fertile campagna, una collina di fronte nasconde ancor più la strada, e antiche grotte si aprono ogni tanto, forse covi di briganti o riparo per contadini e pescatori. Ma la stradina continua a curvarsi e danzare, non permette di veder che pochi passi oltre se stessa, ad ogni curva è un nuovo scorcio, mentre il sole fa fatica a farsi largo tra le querce.
Poi, d’improvviso, quella danza misteriosa si interrompe. L’ aria che si dipana ad ogni vibrazione del percorso, sembra stemperare, e la strada, finalmente dritta, fa una piccola discesa sboccando in un piazzale, un prato con tanti grandi pini. Qualche panca qua e là, una fonte d’acqua purissima e finalmente, tra il verde e l’aria asciutta di quella valletta, il piccolo santuario. Sono arrivato anch’io fin qua, e respiro quest’ombra mirabile, densa di silenzio. Il rumore del mare, della città, del porto, della gente, qui è cancellato, come se quella stradina fosse una misteriosa porta dello spirito, che nulla fa entrare se non il silenzio che contempla, la luce che trasforma, il vento divino tra i pini, che vivifica e rinnova. E’ lì, il piccolo santuario. Sono stanco, ma felice. E’ passato tanto tempo, tanto, ma sembra ieri, quando dalla città salivo fin qui, e, all’ombra del santuario, trovavo riposo.
Salgo i gradini, mi avvicino al portone, poca luce esce dall’unica navata. In fondo, su un piccolo altare sopraelevato, l’icona della Madonna e del Bambino. Hanno una veste di pizzo e di raso, un aspetto dolcemente sorridente. Adesso sono alla presenza di qualcosa, una forza di pace che lentamente entra nel cuore, indurito per tante lotte quotidiane. In quell’ attimo sento di essere entrato in un mistero, in un cerchio di comunicazione che mi invita all’amore, alla conoscenza, al rispecchiamento in quel fiume di grazia. Non so quanto tempo è passato, ma quando esco il sole è calato dietro la collina. Guardo verso la stradina, quella porta dello spirito, percorsa dai secoli e dai pellegrini, che fino qui, dal traffico e dal rumore della città, salivano. Ora mi sento meglio, corpo e spirito hanno ripreso vigore. Sono pronto, per questo nuovo cammino.
“Camminatore, queste sono le tue orme,
questo cammino e niente di più:
camminatore, non c’è cammino,
il cammino si costruisce camminando,
camminando si costruisce il cammino.
E nel guardare indietro
Si vede il sentiero che mai
si ricalcherà di nuovo.
Camminatore, non c’è cammino
Solamente delle orme sul mare.”
I versi citati sono di Antonio Machado, Proverbi e cantari, n. XXIX
martedì, 20 giugno 2006
Orizzonti nuovi
Sono quelli che si stanno pian piano aprendo in questo blog, da cui è stata lanciata una provocazione, piccola, ma significativa, sulla nostra comunicazione interpersonale. Infatti, pian piano, come prudenza giustamente insegna, sto ricevendo contatti personali dai frequentatori e lettori di queste mie parole. Contatti piccoli ma pieni di significati positivi. Anche un semplice augurio di buona giornata può infatti diventare un segnale di bontà d'animo. Noi purtroppo spesso non diamo molto peso, nella nostra giornata, ai piccoli segnali che si leggono nelle parole, nei volti, nelle espressioni di chi incontriamo, sia abitualmente che no. Siamo molto spesso pieni di impegni, di pensieri, di sollecitazioni, e a volte troppo stanchi per badare ai particolari. Invece, se ci potessimo fermare ogni tanto un attimo ( e in questo lo scrivere ha una forza incomparabile) potremmo riscoprire questi piccoli messaggi. Soprattutto noi uomini, rispetto alle donne, siamo in questo senso svantaggiati, perché le donne sono molto più attente di noi alla comunicazione non verbale: gesti, atteggiamenti, toni di voce ecc. Non a caso 9 psicologi su 10 sono donne.
In questo blog, però, che ha proprio nella sola scrittura la sua possibilità e il suo limite comunicativo, sta attuandosi proprio questo piccolo segno. Il che mi fa sperare bene, per il futuro di tutti noi. Non è vero che l'Italia è fatta solo di televisione e di scandali. C'è un grandissimo popolo, pieno di risorse, di storia, di cultura, di genialità e di arte. Questi piccoli segnali di comunicazione interpersonale me ne danno conferma ogni giorno, ed alimentano non solo la gratitudine per le belle parole che spendete per me, ma la convinzione che il nostro futuro sarà positivo.
sabato, 17 giugno 2006
Un corso on line di psicologia e spiritualità
Da quattro anni sto portando avanti una bella esperienza, tenendo un corso triennale di spiritualità e psicologia. Devo dire che io non sono uno psicologo, anche se lavoro nel campo della sanità. Però la psicologia è una delle scienze che nel ‘900 ha avuto un grande sviluppo. Ora, leggendo alcuni libri di psicologia di Watzlawick, Nardone , Mecacci , Morelli ecc, ho ritrovato molti aspetti e molte idee riprese dalla sapienza antica e medievale. E’ illuminante la conclusione di “Change” di Watzlawick, quando analizzando i meccanismi del cambiamento, dice “se avessimo avuto i mezzi scientifici, avremmo potuto scrivere questo libro su base storica”. E’ stata una piccola illuminazione. Infatti già nell’antica Grecia c’erano dei professionisti della parola, come i sofisti, che riuscivano con la potenza della parola a cambiare la prospettiva delle cose. La retorica era quindi l’arte di convincere e plasmare le menti degli ascoltatori. Anche nella sapienza biblica e negli scrittori della Bibbia c’è la tecnica delle associazioni libere (midrash) che è stata ripresa da Freud e portata sul campo della cura dell’anima, e che serviva per liberarla dai suoi numerosi legami.
Per i medievali la fede e la Parola di Dio rivelata in Cristo è la parola che è capace non solo di curare ma anche di trasformare l’anima, per cui la depressione, la “malattia mortale” di Kirkegaard è in fin dei conti una sorta di ripiegamento in se stessi e una chiusura alla infinita gioia che viene dalla salvezza cristiana. Certo, l’uomo medievale soffre, ma la sua sofferenza è vista, secondo l’esperienza dei pellegrini, dei crociati e soprattutto di S. Francesco d’Assisi, come condivisione di un dolore che è quello del Crocifisso, e che in Gesù trova il proprio senso.
Partendo quindi da questi studi, confluiti nel libro “Dal Medioevo al Duemila”, che ho pubblicato nel 2002, ho allestito questo corso on line, presente nel sito http://www.medio-evo.org .
Ho fondato una Mailing List, e lì ho messo a disposizione per gli iscritti una serie di lezioni mensili, a ciclo triennale. Unica condizione per seguire le lezioni è l’eventuale possesso del libro di testo. Tornerò a parlare di questa esperienza, veramente bella sotto tutti i punti di vista, per dare tempo a chi legge di contattarmi per ulteriori informazioni. Un’esperienza che mi conferma che, se usati bene, i mezzi di comunicazione possono essere un grande strumento di conoscenza e comunione intellettuale e spirituale. Un’esperienza umana piccola, ma importante. E io spero che voi, che leggete numerosi questo blog, vogliate fare questo percorso assieme a me.
venerdì, 16 giugno 2006
In questi giorni a Senigallia, nella mia città, migliaia di persone sono affluite per seguire il "Raduno di Caterpillar", la fortunata trasmissione radiofonica di Radio 2 che da ben sei anni coniuga attualità, divertimento, temi politici, sociali e ambientali trattati con garbo, serietà e una punta di comica ironia, e che a fine anno raduna gli ascoltatori in una città. Ho potuto conoscere i conduttori, Cirri e Solibello, Sabrina Provenzani, tutto il gruppo e lo staff, nonché la regista. Gente veramente molto disponibile, umile e sorridente, veri professionisti della comunicazione, che hanno una marcia in più rispetto ad altri programmi Rai, e da cui c'è molto da imparare. Così ho potuto riavvicinare e vedere dal vivo come si costruisce una trasmissione radio di grande successo: lavoro di squadra, solidarietà, idee e sorrisi nonostante la fatica di trasmettere col sole che picchia a 30 gradi e passa. Pochi mezzi, molte idee, molta umanità e amiciza sono gli ingredienti della trasmissione. Un esempio anche per noi, perché il blog può rischiare di diventare una sorta di soliloquio, e si rischia di parlarsi addosso. Invece l'attenzione a coloro che leggono e che ascoltano ( nel caso della radio) rimane il grande e semplice segreto di colui che vuol comunicare con l'altro. La migliore comunicazione è l'ascolto.
mercoledì, 14 giugno 2006
Il cerchio della comunicazione
La “Pragmatica della comunicazione”, un libro bellissimo, scritto da Watzlawick nel lontano 1968 prefigura come sarebbe stata, quarant’anni dopo, la nostra comunicazione. E lui ci dice, tra le altre, due cose belle e impegnative: non si può non comunicare e la nostra comunicazione è come un cerchio. Noi quindi mandiamo continuamente messaggi, verbali e non verbali, e coloro che ci sono vicini o che ci leggono, non possono non rispondere al nostro messaggio.
Bene lo avevano compreso gli intellettuali e gli artisti medievali. Quanti simboli a forma di cerchio, similitudine della comunicazione trinitaria! E quante similitudini che prefigurano questa comunicazione paradossale tra Dio e la piccola mente umana!
“L’uomo non desidera nessuna cosa come Dio desidera portare l’uomo verso Se Stesso, per farsi conoscere. Dio è sempre pronto, mentre noi siamo molto impreparati; Dio è vicino a noi, ma noi siamo distanti da Lui; Dio è con noi, ma noi siamo senza di Lui; Egli è nella sua casa, mentre noi siamo stranieri.” (Maestro Eckhart)
Il senso di essere stranieri a se stessi è per esempio alla base di tutta la filosofia e la psicologia di Freud. Quindi i maestri della psicologia e della comunicazione contemporanea altro non hanno fatto che riprendere quella sapienza che viene dal Medio evo.
Ora in questi giorni è successo un piccolo miracolo, un piccolo segno. Qualcuno è andato oltre la barriera di questo blog, per contattarmi personalmente. Contatti rispettosi e discreti, da persone civili, impegnate ciascuna nella propria vita, ma disponibili cmq a trovare un’alternativa a questa comunicazione bella, ma molto mediata. Quindi il mio messaggio è arrivato, la mia comunicazione è stata capita nel giusto senso, e di questo non posso che essere felice.
Vita diverse, distanze diverse, ma che sul fili del web si uniscono, dal Friuli alla Sicilia, dalle Marche alla Sardegna, come in un misterioso crocevia di vite, unite nel medesimo cerchio di comunicazione. Se aprire questo blog è servito a questo, penso che ne è valsa la pena.
domenica, 11 giugno 2006
Oltre le barriere
Questo mio vagare nel cielo quasi infinito del web trova ogni tanto piccole stelle luminose, oasi di fresca acqua in cui riposare e dissetarsi nei deserti di parole di questa società mediatica. Queste stelle sono tutti coloro che stanno lasciando numerosi messaggi e commenti nel mio blog, testimonianze che non siamo soli, e che queste mie piccole riflessioni non cadono nel vuoto. A rispondere sono soprattutto donne, come sempre le più sagge e pronte a cogliere una possibilità di comunicazione diversa da quella di moda. E Poi mi sorprendo a parlare con giovani e giovanissimi via chat, cosa mai fatta, perché quando ho iniziato a pubblicare il sito http://www.medio-evo.org (eravamo nel 2000) le chat erano spesso luoghi da evitare, dove giravano personaggi di dubbio gusto e spesso con cattive intenzioni. E ancor oggi, quando mi contattano minorenni, sto sempre sulle spine, penso “ se fosse mio figlio a chattare con uno di cinquant’anni, cosa penserei?”
Tutti questi contatti sono molto appaganti, ma rimane un limite, che è poi presente ormai nella nostra società della comunicazione filtrata dai media. Ho letto in uno dei vostri blog che gli sms allontanano, quando invece ci si dovrebbe telefonare, parlare, si dovrebbe superare la paura di comunicare in diretta. Ho sentito da più parti questa difficoltà : “i miei tentativi di telefonarsi e di parlare sono caduti sempre nel vuoto”, “la gente ha paura del confronto diretto”.
E’ vero, noi ci leggiamo, ci apriamo con i nostri sentimenti e le nostre vicende da perfetti sconosciuti l’uno all’altro. A lungo andare tutto questo può diventare un parlare a se stessi con la speranza di una conferma che magari nella vita di tutti i giorni non troviamo. E si ha paura di sentire anche solo la voce dell’altro, perché tutto sommato si viene fuori dalla tana, da queste scatole di vetro e bit che proteggono la nostra identità e la trasformano, e ci si comincia a conoscere sul serio. E quanta fatica in più, quanti rischi in più! E se lascio il mio indirizzo e cominciano a molestarmi? O incontro qualche malato psichico? O qualche maniaco? E se mi riempiono di sms o mi disturbano nel cuore della notte? Io stesso, quando ho conosciuto le persone che mi avevano contattato via internet, ho fatto fatica. Eppure si trattava di siti di storia medievale, mica di un club privée! Però è così, oggi, fidarsi è bene ma non fidarsi è molto meglio, e ci si mette anche la televisione con fatti di cronaca sempre più feroci, segno che ormai la mancanza di rispetto è quanto mai diffusa.
Per questo voglio lanciare una provocazione, e vediamo se avremo coraggio. Il coraggio di essere controcorrente, di fidarci per una volta, e di contattarci. Una mail, una cartolina, un sms, una telefonata, un augurio a natale o a pasqua. Costruiamo una community di persone oneste e civili, rispettose l’una dell’altra, dell’età, della vita, degli impegni sentimentali e sociali di ciascuno. Basta un messaggio privato con un indirizzo, una mail, un cellulare,e io, Claudio Attardi, con un nome e un cognome, mail pubblica, numero di casa e indirizzo sulle pagine bianche di internet, vi risponderò. Molti l’hanno fatto per avere il mio libro. Indirizzi di casa usati per la spedizione e poi lasciati in una busta in soffitta per ricordo. Cellulari a volte mai usati per discrezione. Voglio vedere se avremo coraggio. Il coraggio di andare oltre le barriere.
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