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mercoledì, 31 maggio 2006
Ho un sogno nel cassetto, che coltivo da quando sono entrato in internet. Una cosa forse impossibile. Ma che potrebbe avverarsi, se non altro in parte. Sogno di poter conoscere tutti quelli che sono venuti a vedere il sito, tutti quelli che mi hanno scritto, ed anche voi che mi state leggendo. Devo dire che qualcuno l'ho conosciuto. Abbiamo fatto un convegno di siti medievali, qualcuno mi ha mandato le foto personali, o di quando si è sposato, o inviti vari, oppure ci siamo telefonati. Addirittura dalla Francia mi sono venuti a trovare a casa. Un incontro ricco di amicizia. In effetti questa comunicazione con il blog e la chat è molto carina, ma rischia di rimanere un po' alla superficie delle cose, delle persone, delle storie di ognuno. E' vero, a volte può essere un bene, perchè qui ci si nasconde facilmente, e conoscendosi di persona uno potrebbe rimanere deluso. Ma fino adesso non mi è successo mai. Certo non posso pretende di conoscere le quasi settantamila persone che in sei anni hanno visitato il sito o contattato in vari modi. Però io continuo a coltivarlo, questo sogno. Costruire assieme una comunità di anime, una grande famiglia allargata. Fu questa la comunione e questo lo spirito degli uomini e delle donne del Medio evo. Parlarsi, conoscersi, condividere un tratto della stessa via di pellegrinaggio, della stessa sorte, delle stesse passioni. Costruire collegamenti e ponti fra le persone. E' questa la base della nostra civiltà. Anche noi dovremmo fare la stessa cosa. Perchè no?
martedì, 30 maggio 2006
Questo nuovo modo di comunicare, il blog, è l'ultima forma di comunicazione che sto sperimentando in ordine di tempo. E sono contento di averlo iniziato. E' vero, questo a volte è un modo per trascendere se stessi, e mostrare agli altri solo quella parte che per noi è "giusta". Ma tutti gli scrittori, di qualsiasi epoca, hanno fatto lo stesso. In questi anni ( sono sei) in cui ho lanciato il sito, ho avuto modo di conoscere molte persone veramente brave, che hanno una vita normale, un normale lavoro, che tutti i giorni faticano, si impegnano nella famiglia, e che usano con serietà le nuove tecnologie. Non è vero quindi che internet è il luogo del nascondimento personale. Dipende sempre da noi, da quello che vogliamo veramente. E' vero, è difficile conoscersi personalmente, per motivi geografici o per storie personali. Ma c'è comunque la possibilità di ottime conoscenze. Io ho conosciuto personalmente alcuni dei miei lettori o collaboratori, e sono nate ottime amicizie. E' vero che la società, in generale, come ho scritto nel mio libro, ha forse perso molti punti di riferimento, a livello generale. Ma sono convinto che le nuove generazioni ne sapranno creare dei nuovi, ed anche migliori. E' una sfida, certo. Ma come tutte le sfide, bisogna aver la forza di raccoglierla, per vivere più pienamente il nostro tempo. Per costruire insieme una società più a misura d'uomo. Ma per far questo bisogna partire da noi stessi, da quello che vogliamo veramente comunicare. Se la nostra comunicazione sarà basata su valori positivi di umanità, amicizia, solidarietà, amore per gli altri, sicuramente avremo un ritorno di comunicazione positiva. Ma se siamo chiusi in noi stessi, la comunicazione, come un cerchio, ci farà tornare addosso solitudine e scontentezza. E di questo potremo dare la colpa solo a noi stessi.
sabato, 27 maggio 2006
Si sente dire che questo spazio ( quello dei bloggers) sarebbe frequentato da persone che non hanno nulla da dire. Questa affermazione è abbastanza paradossale, in quanto anche essa dice qualcosa, esprime un giudizio. C'è da dire che oggi la comunicazione sta diventando, soprattutto tra i giovani, sempre più mediata. Quando avevo vent'anni io non c'era il telefonino, nè internet, da poco erano nate le radio "libere" o private, c'era solo la Rai (1 e 2), e non esisteva il computer se non per fare calcoli. Sembra passato un secolo? No, solo trent'anni, che per la storia sono niente. Noi, se volevamo incontrarci avevamo solo il telefono di casa per prendere appuntamento, o luoghi della città dove sapevamo di poterci vedere. Ci si parlava di più, ci si accontentava di niente per divertirsi, pochi fortunati avevano il motorino o la macchina utilitaria. Ma anche noi passavamo pomeriggi della domenica in cui non si sapeva che fare o che cosa dire, anche noi abbiamo fatto le nostre bravate, anche se eravamo molto più sotto controllo dei genitori, anche noi saltavamo le lezioni e ci innamoravamo. Forse c'erano punti di riferimento morali più forti, ma i giri brutti c'erano anche allora. Quindi non credo a quelli che dicono che una volta era meglio. Non era nè meglio nè peggio, ma ognuno era libero cmq di scegliere. E se oggi ci sono tante possibilità in più e forse un vuoto in più di valori morali, la nostra libertà di scelta rimane intatta. I media sono uno strumento, i blog sono uno strumento. Il loro uso è solo frutto delle nostre scelte.
giovedì, 25 maggio 2006
Cari amici, in questo pomeriggio ho girato un po' splinder, questo servizio di blog che mi ospita, ed ho trovato veramente di tutto, soprattutto quanta gente usa ormai a piene mani questo spazio per esprimere idee, pensieri, parole, poesie, storie, passioni, amori, insomma tutto un mondoumano che è sì virtuale, forse a volte un po' di dubbio gusto, ma che ancora una volta conferma l'esistenza di un universo di comunicazione personale e interpersonale incredibilmente ricco e interessante. L'unico pericolo è quello di distaccarsi dalla realtà, per cui bisognerebbe anche avere contatti personali e diretti, sempre e comunque all'insegna della correttezza e delle regole del vivere civile, anche fra i bloggers. Una corfema anche che l'Italia è popolo di poeti, scrittori, eccellenti disegnatori di pagine web e comunicatori bravi come pochi al mondo. Certe volte forse questa "comunicazione calda" esagera, ma per la maggior parte dei casi ci sono molte espressioni interessanti. Se il millennio medievale fu quello della comunicazione tramite scrittori ed artisti, oggi siamo nell'era della comunicazione digitale, ma c'è un legame cmq forte, e che mi lascia stupito.
domenica, 21 maggio 2006
Mi piacerebbe ogni tanto che qualcuno mi scrivesse o condividesse in qualche maniera i miei pensieri o i miei sentimenti. Ma so che spesso avere mezzi per comunicare non vuol dire saper usarli. Anzi la nostra comunicazione è sovente piena di errori perchè si tende a parlarsi addosso o a guardare se stessi, mentre la migliore delle comunicazioni è l'ascolto dell'altro. Solo entrando nel mondo dell'altro puoi far sì che l'altro entri nel tuo. Bene lo avevano capito gli uomini medievali che, pur nelle differenze religiosi, culturali, linguistiche, geografiche di questo lunghissimo periodo, difficilmente alzarono barriere alla comunicazione. Quelle barriere che oggi invece esistono, non solo nella politica ma anche nell,a nostra quotidianietà. E' sempre più difficile fidarsi dell'altro. L'altro diventa "estraneo" "straniero", e da qui a "nemico" il passo è breve. Mentre non ci rendiamo conto che molte volte i nostri peggiori nemici siamo proprio noi stessi.
sabato, 20 maggio 2006
E un po' di tempo che seguo in radio "Viva Radio 2", di Fiorello e Baldini, una trasmissione che si avvicina in parte a "Alto Gradimento", un cult della radio anni 70, e dove si alternano momenti di comicità (fino anche alla genialità) legati all'attualità, a momenti di presentazione culturali (musica, film, libri, spettacoli teatrali ecc.). Una formula vincente, che riprende, nella parte comica, antiche tradizioni teatrali che risalgono a Plauto. Anche lì gli attori si mascheravano imitando e ironizzando su usi e costumi della società e dei politici dell'epoca. Una trasmissione che si avvicina anche a quella di Fabio Fazio su Rai Tre. Sano divertimento quindi, ma anche momenti di attualità e cultura, una formula che dal teatro antico, fino a quello medievale, si è trasmessa fino a noi. In questi anni in cui il livello culturale generale si è abbassato ( anche per colpa nostra, di noi intellettuali), per lo meno c'è ancora qualcuno che cerca di fare un tipo di radio o televisione non volgare. E questo è già molto. Buona domenica a tutti.
mercoledì, 17 maggio 2006
Se c'è stata una personalità che in questi ultimi anni ha veramente unificato il nostro paese, questa persona non può essere che Carlo Azeglio Ciampi, che da due giorni ha lasciato il suo incarico al Quirinale. Figura veramente super partes, ottimo comunicatore, che ha saputo avvicinare tutti noi italiani alle istituzioni e ai valori fondamentali del nostro paese. La sua ascesa al potere, voluta dai politici dopo la bufera di Tangentopoli, ha segnato una svolta: suo il primo governo dopo quei fatti che hanno azzerato un'intera classe politica, sua la prima elezione a Capo dello Stato alla prima votazione. Il suo impegno a rappresentare l'Italia in questi delicati sette anni di passaggi politici, economici, sociali e culturali di difficile gestione, è stato tale, per cui per me e per tutti noi rimmarrà sempre "il Presidente". Anzi, vorrei dire che, se la prima Repubblica, nata sulle ceneri della monarchia e sulla tragedia della dittatura e della guerra, ebbe diversi padri, detti "Padri costituenti" la seconda Repubblica ha, fino adesso un solo "padre", con un nome ben preciso: Carlo Azeglio Ciampi.
venerdì, 12 maggio 2006
Ho finito di leggere il “Codice da Vinci” proprio quando sta per uscire il film. Un vero business, certo, ma la storia è un’altra cosa. Rimane un ottimo thriller, anche se è la prima volta che leggo un romanzo di questo genere così in voga. Ho letto anche altre cose, e visto anche molti film di questo filone, ma mai di genere “fantasy storico” . Rimane il fatto che la ricerca del Graal, così come la pensarono Chrétien de Troyes e gli altri letterati e trovatori della fine del Medio evo si basa anch’essa su un’invenzione letteraria ed una ricerca spirituale, mentre nel “Codice”, oltre alle invenzioni di un’avvincente trama, si raccolgono in un solo libro tutte le dicerie, le leggende e i “misteri” che la massoneria ha messo insieme per insinuare, in anime sprovvedute, mistificazioni e falsi storici creati ad arte sulla fede cristiana. In questo, il centro del racconto è situato quando il protagonista americano incontra il suo collega inglese nei sobborghi di Versailles. In un capitolo sono riassunte tutte queste dicerie e falsità storiche, facilmente reperibili in numerosi siti esoterici presenti in rete anche prima della pubblicazione del libro. Siamo dunque di fronte ad un libro “cult” del genere thriller, dal ritmo che prende il lettore e non lo molla fino all’epilogo, ma dal mio punto di vista, siamo nel puro “fantasy” e neanche dei più originali. Almeno Harry Potter fa magie senza coinvolgere la fede di nessuno. Ottimo lavoro letterario, ma la storia e la fede cristiana abitano altrove. Ai posteri l’ardua sentenza.
martedì, 09 maggio 2006
Sto leggendo il "Codice da Vinci". Ebbene sì, per principio non mi piace criticare "tout court" senza sapere neanche di cosa sto parlando. In corso di lettura posso dire che, come giallo, è sicuramente scritto bene, anzi, ha un ritmo incalzante che crea suspence e colpi di scena a ripetizione, e si legge molto facilmente ( forse anche troppo). Dal punto di vista dei contenuti, invece, purtroppo è un'operazione commerciale ben riuscita che mescola una serie di leggende che poco hanno a che vedere con la verità storica e con le fonti. Si basa infatti su leggende e dicerie provenienti dagli ambienti della gnosi fino a quelli della massoneria , tutte correnti di pensiero che pescano nel torbido di falsi storici o di ipotesi suggestive ma purtroppo prive di agganci con le fonti vere. Si vede che l'autore viene da un ambiente che mette fortemente in dubbio o nega apertamente la tradizione storica della Chiesa. Ora il problema è sempre il solito, quando si vanno a toccare argomenti religiosi: fino a che punto ci si può permettere di fantasticare o di costruire trame letterarie su figure così importanti senza urtare la verità storica e la sensibilità religiosa? Ricordo che a suo tempo, quando lo scrittore iraniano Salman Rushdie pubblico i "Versi satanici", fu perseguitato e condannato a morte da una "fatwa", una sentenza religiosa islamica che in quei paesi ha valore anche civile. Perciò, nonostante i contenuti del "Codice da Vinci" siano contriari alla fede cristiana, sia la Chiesa cattolica che i credenti hanno reagito in maniera molto più pacata. Secondo me bisogna distinguere due piani di lettura: il thriller è molto bello, non a caso ha venduto nonostante i suoi contenuti. Invece i contenuti sono totalmente diversi non solo dalla fede cristiana ma anche dalla verità storica. Per questo rimarrà un libro controverso, in quanto sfrutta la religione per costruire un ottimo giallo ed un ottima operazione commerciale. Ma i lettori del Codice sapranno distinguere e giudicare.
sabato, 06 maggio 2006
Il nostro non è solo il tempo della comunicazione, ma, paradossalmente, è spesso il tempo della solitudine o della diffidenza. E' strano. Il massimo delle possibilità della comunicazione diventa spesso lontananza, o, se ci si avvicina all'altro c'è sempre diffidenza. Infatti le cronache sono purtroppo piene di fatti che ci portano ormai a non fidarci più. Una volta certo non era così, c'era più rispetto. Oggi anche nelle piccole città di provincia, dove una volta c'era tranquillità e tutti si conoscevano, c'è un continuo rimescolamento di abitanti. Prevale quindi la paura dell'altro, del diverso, dello sconosciuto, paura confermata dall'aumento di fatti criminosi, piccoli e grandi. Cosa fare di fronte a questo? Beh, una risposta sola non c'è, e cambia da vissuto a vissuto, da persona a persona. Però io sono ancora ottimista, voglio esserlo, voglio avere ancora fede, non solo in Dio, che non tradisce, ma anche nell'uomo. Spesso questa fede è stata ripagata. In questi ultimi anni, proprio questo mezzo di comunicazione mi ha fatto venire a contatto con tanta umanità sana, tante persone degne di essere conosciute ed apprezzate, come anche voi che siete in contatto con me. E questo mi dà speranza. Quella vera, che non si fonda solo sulla fede in Dio, ma anche sulla fiducia nella bontà delle persone. Buona domenica a tutti.
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