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lunedì, 05 maggio 2008
Ottava e ultima lezione - Seconda parte
"Perchè la beatitudine altro non è che godere del Sommo Bene, e il Sommo Bene è sopra di noi; nulla può rendere felice se non ci si eleva sopra se stessi, non con il corpo ma con il cuore; e non possiamo elevarci se non attraverso una forza superiore che ci eleva. (San Bonaventura da Bagnoregio) "
Oggi si pensa che l'individuo abbia in sé energie sufficienti per superarsi, per migliorare, per andare oltre. La psicologia, soprattutto quella junghiana, ma anche le religioni orientali ricercano appunto, attraverso l'analisi psicologica e la meditazione, quelle energie bloccate che ciascuno ha in sé e che provocano disagi psichici di varia natura, per liberarle e dare una nuova vita all'individuo, più sana e più completa. Sembrerebbe quindi che il pensiero di S. Bonaventura sia di quelli che aspettano un aiuto dall'alto per poter risolvere i propri problemi interiori. Questo però vorrebbe dire non comprendere il pensiero del maestro francescano. Infatti l'azione di questa forza che egli chiama "grazia" viene sì da Dio, ma agisce nel cuore che si rende disponibile ad accoglierla. Per ottenere questa disponibilità occorre svuotarsi di se stessi, abbandonare schemi e pregiudizi, aprire il cuore alla speranza. Niente di più difficile, soprattutto oggi, quando si è immersi in una sicietà dove assenza di valori comuni e disperazione individuale sono sempre più presenti. Quindi ciò che ci dice il maestro francescano è quanto mai attuale. Nessun di noi basta a se stesso, e a volte non tutti hanno quella forza d'animo sufficiente per superare il male di vivere, tanto presente nel nostro tempo. E' importante quindi recuperare quei valori di fede e di speranza e di solidarietà che ci possono aiutare a sentirci meno soli nelle nostre lotte quotidiane.
lunedì, 28 aprile 2008
Ottava e ultima lezione - Prima parte
"Perchè la beatitudine altro non è che godere del Sommo Bene, e il Sommo Bene è sopra di noi; nulla può rendere felice se non ci si eleva sopra se stessi, non con il corpo ma con il cuore; e non possiamo elevarci se non attraverso una forza superiore che ci eleva. (San Bonaventura da Bagnoregio) "
Elevarsi sopra se stessi...superarsi...quante volte ognuno di noi si è sentito affogare nel fango delle situazioni, delle cose che non soddisfano, delle persone che ti fregano? Succede, e tutto questo risuona spesso nei blog, questi diari personali dove si condivide tanta solitudine, tante situazioni frustranti, tante malattie, soprattutto depressive, approffitando dell'anonimato. Ogni giorno ci vorrebbe qualcosa o qualcuno che ci aiutasse ad elevarci da questa specie di fogna in cui ci sembra di sguazzare da troppo tempo. E la cura del nostro corpo, della nostra immagine, al centro della nostra epoca, non sembra bastare, non basta. Come può un cuore spezzato abitare in un fisico perfetto? Uscire da questo tunnel da soli non è sempre facile, ci vuole un "fisico bestiale", e un'anima da combattente che pochi hanno, per lo meno da come leggo tra i blog. Ecco l'importanza di un aiuto esterno che da sempre l'uomo cerca in obiettivi che si prefigge, o nella partecipazione alla vita comune,nell'amore e nell'amicizia, nella famiglia, nelle forme di aggregazione sociale. L'uomo medievale trovò, come S. Bonaventura testimonia, nella fede questo punto di riferimento spirituale di cui ciascuno ha bisogno. E non a caso il Medio evo è l'epoca delle grandi religioni: cattolicesimo, cristianesimo ortodosso, islamismo. Epoca che oggi sembra sparita, nell'illusione che ciascuno ha di bastare a se stesso. Ma la nostra è anche l'epoca della grande illusione materiale ed economica. E sorprende vedere come le forme di fede e spiritualità, come la psicologia o come le spiritualità orientali siano tanto di moda. Non si può sopprimere l'anelito al superamento che ognuno di noi ha.
lunedì, 21 aprile 2008
Ottava e ultima lezione - Prologo
"Perchè la beatitudine altro non è che godere del Sommo Bene, e il Sommo Bene è sopra di noi; nulla può rendere felice se non ci si eleva sopra se stessi, non con il corpo ma con il cuore; e non possiamo elevarci se non attraverso una forza superiore che ci eleva. (San Bonaventura da Bagnoregio) "
Beatitudine e felicità: chi di noi non la cerca? Bisogna però distinguere. La felicità non è che uno stato momentaneo, in cui non ci si ricorda più di nulla e si vive quell'emozione intensa, Diversa quindi dal benessere, che invece può durare nel tempo. Un film era inituolato "Chiedimi se sono felice"...ed era una commedia tragicomica. S. Bonaventura, nativo del Lazio, maestro francescano del '300, afferma che la felicità si trova in Dio. Oggi per noi è molto difficile credere questo, perché la società consumistica ci porta ormai a trovare la felicità in beni consumati in fretta e in piccoli stati di benessere o di gioia momentanei, tutti molto passeggeri. Possesso di cose, denaro, potere, sesso facile. Un mondo di valori fatti di velocità e di esagerazione. Che ci riportano poi inevitabilmente allo sconforto e alla solitudine quitidiana, un incubo spesso per molti di noi. Se non ci si eleva sopra se stessi, dice Bonaventuram la felicità o cmq il benessere non lo troveremo. Una vita semplice e più a nostra misura, e non più a misura del possesso e del consumo a tutti i costi? Già potrebbe essere il primo passo per lasciar perdere e buttare molta spazzatura dell'anima.
mercoledì, 16 aprile 2008
Quaggiù qualcuno mi ama (intermezzo personale tra una lezione e un'altra)
Naturalmente è la parafrasi di un titolo di film, ma che indica, nel giro delle conoscenze virtuali, queste connessioni in cui tutti siamo ormai così coinvolti, che qualcuno si è accorto della mia intenzione di sospendere per lo meno temporaneamente questo blog. In effetti questo è un blog tutto particolare, non si può pretendere di avere grandi "ascolti" o grandi commenti. Si tratta per lo più di lezioni di storia che diventano un'occasione ( quella del Medio Evo) per parlare di noi, un po' come fa Roberto Benigni con i suoi magistrali commenti a Dante. Però a quanto pare qui c'è uno zoccolo duro di lettori, affezionati a questo piccolo blog, che rischia di perdere il piacere di leggerlo. E che forse in qualche maniera si è legato allo scrittore. Persone a cui non basta leggere ma che vuol crescere assieme a me. E a cui potrei forse mancare, non tanto come persona, visto che quasi non ci si conosce, quanto come punto di lettura e di crescita. E questo è bello, e anche sorprendente....Non finirò mai di stupirmi di questo, io, così diffidente, io, che per internet parlo di connessioni più che di relazioni umane, io che invito spesso a non illudersi e a non appoggiarsi troppo a questo mondo virtuale, pur usandolo da 10 anni per lavorare. Che fare allora? Superare la crisi di sconforto e ripartire o stare seduto qui, sulla riva di quel mare che tanto amo, senza affrontarlo per paura di affogare? In fin dei conti sono un piccolo uomo, debole, carente in tante cose...ma è proprio questo piccolo uomo che qualcuno forse stima al di là di quello che posso pensare.....
sabato, 12 aprile 2008
AVVISO
Al termine di questo ciclo di lezioni il blog verrà sospeso fino a data da destinarsi. Grazie cmq a tutti i bloggers che hanno seguito questo ciclo di lezioni on line di storia.
Settima lezione - II Parte
Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. (S. Agostino)
L'inquietudine dell'uomo contemporaneo è figlia di quel Novecento in cui, con due guerre mondiali, si sentiva, soprattutto negli animi più sensibili, che anche le religioni non erano state sufficienti a spiegare il senso di eventi così tragici come la Shoà o le continue guerre. In filosofia era sorto il movimento della cosiddetta "morte di Dio", perché la religione non aveva più, come nel Medio evo e come nei secoli fino all'800, quella funzione di "ammortizzatore" spirituale, morale e sociale che aveva avuto. Oggi in tal senso c'è ancor più dispersione, ancor più individualismo. Ma accanto a questo ci sono indubbiamente segni di speranza. Lo si vede nello spirito di solidarietà che comunque unisce mirabilmente la nostra Italia, al di là di ogni barriera. Questo segno di pace, frutto di un cammino comune e di uno spirito comune, ci viene dalle radici medievali, e si attua anche oggi, ogni giorno. Se il nostro cuore è inquieto troveremo dunque pace non solo nella fede, ma anche nelle tante persone che, sia nella vita reale che in questo mondo virtuale, concretamente si aiutano giorno per giorno.
martedì, 08 aprile 2008
AVVISO
Al termine di questo ciclo di lezioni il blog verrà sospeso fino a data da destinarsi. Grazie cmq a tutti i bloggers che hanno seguito questo ciclo di lezioni on line di storia.
Settima lezione - I Parte
Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. (S. Agostino)
L'inquitudine umana è legata a quel paradosso della libertà individuale, che lascia ciascuno il pieno diritto/dovere di operare delle scelte, ma che rende ogni scelta sempre incompleta, per cui non si rimane mai appagati. I versi dell'ultima canzone di Tricarico "Vita tranquilla" sono emblematici:
Ho sempre pensato
Quando avrò questo sarò saziato
Ma poi avevo questo…ed era lo stesso
Ho sempre pensato
Troverò il mare e sarò bagnato
Il mare ho trovato… ma nulla è cambiato… nulla
La ricerca di pace interiore, forse il bene più prezioso e ricercato, da S. Agostino (IV sec.) arriva dritta fino all'uomo odierno, persino in una canzone uscita poche settimane fa:
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando sono nato
Che sono spericolato
Io… voglio una vita serena
Perché è da quando sono nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verd’è sconfinata
S. Agostino indica una soluzione precisa, legata alla sua fede e al suo tempo. Un tempo di grandi contrasti, il suo, con l'impero romano ormai in declino e la nuova religione, il cristianesimo, che già fa intravedere il sorgere di una nuova civiltà, che nasce sulla spinta dei nuovi popoli che premono ai confini dell'impero. Agostino, giovane avvocato nord africano, aveva convissuto per anni con una donna separata, da cui aveva avuto un figlio. Morti sia la compagna che il figlio, si trasferisce a Milano, sede di un prestigioso foro, per esercitare la sua professione. Qui incontra S. Ambrogio e si converte al cristianesimo. Tornato in Africa diventa vescovo e i suoi scritti ( in latino) sono tra i più belli della letteratura mondiale. Soprattutto le sue "Confessioni" un diario personale, un vero e proprio blog ante litteram, disegnano questa vita così inquieta fino alla conversione. Carattere forte, intelligenza eccezionale, un uomo che vive intensamente e con passione tutte le sue vicende, con un occhio alla ricerca del senso delle cose che gli accadono. Questo senso lo trova nella fede, pur vivendo in una società del tutto libera nei costumi e nel pensiero, molto somigliante alla nostra in questo senso. E noi, come risolveremo le nostre inquietudini? Dove e come trovare la pace interiore, il bene più prezioso, in mezzo a tante lotte e sofferenze quotidiane, in mezzo a tanti stimoli che ci vengono dalla società multimediale? Trovare il senso di tutto questo vorrà dire trovare la pace interiore. Ma trovarlo dipende da noi, siamo noi che glielo dobbiamo dare. E' questa la strada indicata dalla vita di S. Agostino.
venerdì, 04 aprile 2008
AVVISO
Al termine di questo ciclo di lezioni il blog verrà sospeso fino a data da destinarsi. Grazie cmq a tutti i bloggers che hanno seguito questo ciclo di lezioni on line di storia.
Settima lezione - Prologo
Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. (S. Agostino)
Quanta inquietudine nel cuore di ognuno di noi...Combattuti tra desideri e bisogni, tra amori e solitudine, tra pieno e vuoto interiore...Il Novecento è l'epoca della solitudine esistenziale, ed anche in rete nascono amicizie virtuali che spesso servono a colmare solituini reali. Un'inquietudine che ha cmq anche lati positivi. Da sempre ognuno cerca di superare se stesso, da quando ci siamo su questo pianeta. A partire dai cacciatori del Neanderthal fino agli astronauti, l'uomo cerca e ricerca, esplora e scopre, fugge e riparte di nuovo. Pellegrini nel Medio evo, scopritori di terre e civiltà come Marco Polo o come i navigatori del '500, come Colombo. Ma scopritori anche dell'anima, come Freud, come Jung. Scopritori del cosmo come Galilei e del microcosmo come Fermi. Insomma un'inquietudine che non è solo ripegamento in se stessi,alla maniera di Sartre e degli esistenzialisti, schiacciati tra due guerre mondiali, ma è slancio verso l'ignoto...Come l'Ulisse della Divina Commedia:
"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste per viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza."
sabato, 29 marzo 2008
Sesta lezione - "Prega e lavora...l'ozio è il padre dei vizi"....(dalla Regola di S. Benedetto da Norcia)
Parte II
Oggi spesso i mezzi di comunicazione, soprattutto le televisioni e la rete, ci indicano come modelli persone che si arricchiscono senza lavorare,per lo meno in apparenza.Per cui si trasmettono modelli che nelle persone più deboli possono diventare fuorvianti. In effetti "diventare famosi" sembra la via più breve della felicità e della ricchezza senza sforzo. Il grande individualismo poi e la società concorrenziale rendono i rapporti umani sempre più improntati al metodo della concorrenza, più che della collaborazione e della comunione. In effetti l'idea di S. Benedetto da Norcia fu invece la prima forma di unione europea, per lo meno sotto il profilo spirituale e culturale. La trasmissione della cultura antica e della musica, con la trascrizione dei classici e il canto gregoriano, sono quel patrimonio di fede, arte e umanesimo che anche oggi sta alla base della nostra cultura europea e italiana. La produzione artistica a livello di pittura, scultura e architettura costituisce ancor oggi un esempio di come il confronto culturale e spirituale tra mentalità e spiritualità diverse sia stato il motore della nostra Europa e l'ha fondata proprio nel periodo medievale, con il contributo decisivo del monachesimo. Un'idea antica quindi, per noi, uomini del Duemila.
mercoledì, 26 marzo 2008
Sesta lezione - "Prega e lavora...l'ozio è il padre dei vizi"....(dalla Regola di S. Benedetto da Norcia)
I PARTE
Oggi il problema del lavoro sta diventando sempre più al centro della preoccupazione delle persone, soprattutto dei giovani, per i quali non esiste più un posto fisso, ma solo precariato. Oltre a questo c'è una sorta di schizofrenia sociale, perché ai lavoratori si richiede sempre più impegno, con turni e straordinari, e sempre meno sicurezza si offre, sia dal punto di vista del salario, ampiamento svalutato, sia della stabilità del posto di lavoro che della sicurezza. Si risparmia in pratica sulla pelle di chi deve in pratica eseguire i lavori, in nome della "razionalizzazione" delle risorse, che però non riguarda mai i dirigenti o i manager, chissà perché...Una storia che si ripete? No, una volta c'era più rispetto per le persone, e c'erano anche imprenditori che avevano a cuore la sorte degli operai. Oggi non è quasi più così, per molte ragioni, soprattutto per ragioni di business. Eppure S. Benedetto è il primo intellettuale (monaco) dell'Europa Occidentale a dare un'importanza tale al lavoro da metterlo nel cuore di una regola religiosa. L'uomo, secondo lui, e il monaco in particolare, non ha solo il compito di pregare, ma anche di contribuire alla trasformazione della società, attraverso il lavoro. Il lavoro assume quindi per la prima volta nella storia dell'Europa occidentale un ruolo di dignità che nell'epoca antica non aveva, e che sarà ripreso poi, in un altro contesto, nelle lotte sociali dell'800. Un questione attualissima che ha le sue radici, stranamente, nel pensiero rivoluzionario di un monaco eremita....
giovedì, 20 marzo 2008
BUONA PASQUA A TUTTI
da Claudio

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